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Mps, più vicino l'intervento dello Stato

La ricapitalizzazione procede in salita mentre il governo prepara un fondo salva-banche da 20 miliardi.  

di Redazione |

Si fa più concreta l’ipotesi di un intervento della Stato per il salvataggio di Mps. La possibilità di raccogliere in pochi giorni 5 miliardi sul mercato sembra infatti non dare i risultati sperati e per ora non c’è nemmeno traccia di un possibile socio di peso disposto a entrare nel capitale della banca più antica del mondo.  

Oggi il titolo sta cedendo un modesto 0,2 per cento dopo un avvio in rialzo del 2 per cento. Ieri, prima giornata di aumento di capitale, le quotazioni di Mps erano scese di oltre l’11 per cento sotto i 19 euro, livello più basso da quasi due settimane, assestandosi attorno alla forchetta indicata per le nuove azioni e compresa tra 24,9 e 1 euro. Un range volutamente molto ampio a causa dell’impossibilità tecnica e operativa incontrata dalle banche d’affari guidate da Jp Morgan e Mediobanca nel fissare un prezzo più preciso. Tante sono infatti le incertezze sull’esito dell’aumento di capitale-lampo che terminerà giovedì. Per avere un’idea più precisa occorrerà attendere il cda di venerdì, quanto, al termine dei quattro giorni di bookbuilding, verrà comunicato il prezzo finale dell’offerta, rivolta per il 35 per cento agli azionisti e per il 65 per cento agli investitori istituzionali (nessuno di questi ultimi, peraltro, ieri si è fatto avanti).  

C’è poi il problema della conversione del bond. Ieri, prima giornata a disposizione dei possessori di bond con scadenza 2018 per dare la disponibilità a convertire il loro credito in nuove azioni Mps sono giunte conversioni corrispondenti a 150-200 milioni.  I 40mila piccoli risparmiatori coinvolti avranno tempo fino a domani alle 14 per aderire alla conversione. L’obiettivo è arrivare a circa 1,8 miliardi per l’operazione, contando già sul miliardo garantito dagli istituzionali. Anche in questo sembra difficile raggiungere il target sperato. 

Il terzo paletto per il salvataggio di Mps è legato all’ingresso nel capitale di un socio forte. Si era parlato del Qatar ma sembra non ci sia un concreto interesse e nessun investitore si è finora fatto avanti. Insomma, la soluzione di mercato non pare dare i frutti sperati e l’ipotesi di un intervento dello Stato sembra a questo punto quasi inevitabile. La forma prevista sarà quella della ricapitalizzazione precauzionale prevista dalla direttiva Brrd che permette a uno Stato di sostenere una banca in difficoltà ma solvibile al fine di tutelare risparmiatori e stabilità finanziaria. Il Tesoro è quindi pronto ad andare in soccorso di Mps attraverso la conversione forzosa di 4,1 miliardi di bond subordinati, che i possessori di questi titoli dovranno accettare, a condizioni che saranno rese note solo nei prossimi giorni.

A tal fine ieri il governo ha annunciato la creazione di un fondo da 20 miliardi a sostegno del sistema bancario, cinque in più di quanto previsto dal mercato. Obiettivo del fondo è fornire sostegno alle banche in difficoltà: oltre a Mps, anche Carige, le banche venete e le quattro good bank. Il fondo necessita del via libera del Parlamento che potrebbe esprimersi già mercoledì o giovedì con il voto in aula favorevole al decreto salva-banche. I 20 miliardi, ha spiegato il ministro dell'Economia Padoan, saranno “una garanzia di liquidità per ripristinare la capacità di finanziamento a medio e lungo termine e per un programma di rafforzamento patrimoniale” nel rispetto delle regole Ue, “mediante interventi per la ricapitalizzazione che prevedono anche la sottoscrizione di nuove azioni“. Il sostegno, ha precisato, potrà essere attivato “su richiesta di un istituto bancario che rispecchi i requisiti dell’intervento precauzionale”. Per il momento tace l’esecutivo Ue, che prende atto dell’annuncio del governo italiano e si limita a ribadire che tra Roma e Bruxelles ci sono “contatti costruttivi”. La Commissione aspetterà comunque ad esprimersi ufficialmente solo una volta che il decreto sarà varato.

Intanto Ubi Banca continua a lavorare attorno all’acquisizione di Banca Etruria, Banca Marche, CariChieti (tre delle quattro good bank insieme a CariFerrara).