Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

Grillo vince, Grillo perde

Per salvare la giunta romana ha fatto salti mortali. Senza rete.

di Giuseppe Turani |

Le ultime imprese romane di Grillo sono da ricordare. In teoria ha vinto lui. Il sindaco Virginia Raggi alla fine ha dovuto piegarsi ai suoi ordini. In realtà l’intera operazione ha messo in luce alcuni punti critici che vanno sollevati. E non si tratta di roba leggera.

1- Nel momento più critico i suoi colonnelli si sono divisi e si sono rivelati organizzati in correnti che in pratica si detestano. Solo un forte richiamo del guru-fondatore alla disciplina (e alla velata minaccia di rimandarli tutti sulla strada) è riuscito a ricompattare le forze. Il Movimento, cioè, non è quella succursale del paradiso che Grillo tenta di raccontare. E’ una cosa normale, piena di ambizioni, rivalità e anche di frequentazioni non proprio specchiate.

2- Per non far precipitare l’amministrazione capitolina nel ridicolo ha dovuto ordinare il passaggio dei pieni poteri dal sindaco Raggi (che da ora in avanti sarà solo tale di nome, con tanto di fascia tricolore, che porta molto bene) a Colomban, un signore di una settantina d’anni, trevigiano, con un passato di leghista. Ma, a quanto pare, lui  resiste, non vuole. A parte il ridicolo della cosa, Colomban è un po’ l’ultima spiaggia del Movimento: dopo non c’è più niente. Se si va al governo, sa il diavolo dove e chi andranno a pescare.

3- Poiché sulla Raggi incombe (ma è quasi una certezza) l’arrivo di un avviso di garanzia, i severi codici del Movimento sono stati cambiati dallo stesso Grillo: in caso di avviso di garanzia, si discuterà. Insomma, tutto possiamo fare, ma non lasciare che ci portino  via il sindaco di Roma, il nostro fiore all’occhiello.

4- In sostanza, siamo in presenza di una finzione. “Barra a dritta, avanti a tutta forza” ha titolato Grillo sul sacro blog. In realtà, si sta procedendo con un’amministrazione rabberciata (e non ancora completata), verso mete ignote. Si continua infatti a non sapere che cosa questa benedetta Giunta vorrebbe fare.

5- In più c’è una questione che comincia a emergere: a che titolo Grillo fa tutto questo? Non lo ha mai eletto nessuno, non c’è mai stato alcun congresso, le consultazioni online sono una buffonata che nessuno controlla.

6- Nel testo autentico del contratto fra la Raggi e la Casaleggio (diverso da quello reso pubblico dal blog di Grillo, bugiardo quindi) c’è chiaramente scritto che le posizioni importanti dell’amministrazione capitolina vanno concordate con lo staff del garante (cioè Grillo, cioè Casaleggio s.r.l.): tutto questo non ha niente a che fare con un’organizzazione democratica. Giustamente qualcuno invoca l’arrivo dei carabinieri. Forse non si arriverà a tanto, ma prima o poi qualche giudice si sveglierà e chiederà di vedere un po’ di carte. E scoprirà che il Movimento è in conflitto non con la Costituzione repubblicana (roba grossa), ma assai più semplicemente con il codice civile.

7- Infine, c’è la questione di quelli in galera o cacciati via. Staranno zitti? O si decideranno a raccontare che cosa c’è dietro la grande vittoria dei Cinque Stelle a Roma?

Grillo, insomma, in apparenza ha vinto. In realtà ha solo gettato la premesse della sua fine.