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L'incredibile affaire Sala

Tre magistrati giudicano inconsistenti le accuse contro di lui, ma un quarto lo indaga e prosegue le indagini.

di Giuseppe Turani |

In mattinata Beppe Sala, sindaco di Milano, dovrebbe recarsi dal prefetto e “sospendersi”. Lo ha promesso e lo farà. E’ una persona seria. Probabilmente si sentirà spiegare (secondo alcuni esperti) che la cosa non ha alcun senso: il prefetto può sospendere un sindaco per un certo periodo di tempo, ma solo a seguito di una sentenza. E qui non c’è alcuna sentenza.

Anzi, c’è una lunga inchiesta che si era conclusa con la richiesta di archiviazione da parte dei tre magistrati inquirenti. E tutto sembrava finito da tempo. Sala, rassicurato e forse anche stupito di essere uscito da quel maledetto affare dell’Expo senza nemmeno una condanna, aveva vinto le elezioni da sindaco, si era calato nel nuovo ruolo e faceva il suo mestiere con molto impegno e buoni risultati.

Ieri il colpo di scena. La procura generale avoca a sé l’indagine e iscrive Sala nel registro degli indagati. Si chiedono sei mesi di tempo per approfondire. Ma si sa che sei mesi possono anche diventare sei anni. Sala non è mai stato sentito da alcun magistrato.

A questo punto nessuno sa che cosa può accadere. Molti sono convinti che la vicenda giuridica si concluderà inevitabilmente con un’altra richiesta di archiviazione perché non esiste materiale per mandare Sala sotto processo. Ma la cosa, in realtà, ha poca importanza: se la procura decidesse di procedere con calma, cioè per anni, il sindaco di una delle maggiori città italiane si troverebbe a dover navigare dentro una specie di limbo pieno di sospetti.

A questo punto, la questione diventa politica. E ci sono spaccature persino nel fronte pro-Sala. Nel senso che i suoi sostenitori più decisi dicono che non deve sospendersi, deve andare avanti come se nulla fosse successo. Non è giusto che il sindaco di Milano sia preso in “ostaggio” dalla procura generale: se lo vogliono incriminare, concludano le loro indagini e poi lo portino in Tribunale. Nel frattempo, Sala dovrebbe rimanere al suo posto e fare il suo lavoro. Fra i suoi sostenitori circola addirittura la parola “traditore”: nel senso che non ci si arrende così davanti a un’inchiesta che non ha alcun senso.

Altri fan, più riflessivi, sostengono che Sala sta tentando la carta della sospensione (ammesso che sia davvero possibile) per due ragioni. La prima (teorica, ma da non escludere): evitare un possibile arresto. In materia Milano ha una storia un po’ orrenda e la prudenza non è mai troppa. La prima cosa da fare è appunto cercare di evitare di finire a San Vittore.

La seconda ragione è un po’ più concreta. Sala, in sostanza, dice alla procura: voi sostenete che ho fatto cose illegali (ma tre magistrati dello stesso tribunale avevano già chiesto l’archiviazione), allora io mi faccio da parte e voi vi assumete la responsabilità di lasciare una città come Milano senza il suo sindaco regolarmente eletto. Lo scopo di questa posizione è ovvio: sbrigatevi.

Basta conoscere un po’ i magistrati per sapere che queste mosse non avranno su di loro alcun effetto. Il loro potere è quasi infinito, divino. E di solito si prendono tutto il tempo che vogliono. Ottaviano Del Turco, dopo otto anni anni, è ancora in ballo: e contro di lui avevano affermato di avere prove granitiche (mai viste, i processi sono stati giudicati tutti da rifare). A Penati gli hanno distrutto la carriera per poi assolverlo. E così via.

Il “caso Milano” rischia quindi di trasformarsi in una bomba politica. Oggi la città è una sorta di eccellenza nella realtà italiana (anche grazie proprio all’Expo), ma adesso potrebbe arrivare un stop generale.

Infine, non mancano i maliziosi: Sala, è noto, è un renziano convinto. L’offensiva contro di lui sarebbe solo l’inizio di un’azione più vasta di delegittimazione di Renzi in vista delle prossime battaglie politiche. Questa è un’ipotesi orrenda alla quale non si deve prestare alcun credito, ma circola. E quindi va registrata.

(Da "Tiscali.it" del 16 dicembre 2016)