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Giù l'euro, verso la parità con il dollaro

Dopo il rialzo dei tassi americani, la moneta unica scivola sotto 1,04, ai minimi da 13 anni. 

di Redazione |

È una Federal Reserve più audace del solito quella che accompagnerà il nuovo inquilino della Casa Bianca, Donald Trump. Ieri la banca centrale americana ha deciso, come ampiamente atteso dai mercati, di alzare i tassi di 25 punti base, annunciando altri tre rialzi per il prossimo anno, uno in più di quanto previsto dagli analisti, e programmando ulteriori incrementi per il 2018 e 2019 fino a portare il costo del denaro al 2,9 per cento.

ECONOMIA USA PIU' SOLIDA - «È un atto di fiducia nell’economia americana», ha affermato il numero uno della Federal Resere, Janet Yellen illustrando la nuova fase di politica monetaria. Nel terzo trimestre l’economia Usa ha segnato un’accelerazione con il Pil salito del 3,2 per cento (su base annua). Il mercato del lavoro è tornato sui livelli pre crisi con il tasso di disoccupazione sceso al 4,6 per cento, mentre l’inflazione ha ripreso a salire e quest’anno arriverà all’1,6 per cento per avvicinarsi poi il prossimo anno al target del 2 per cento. La Fed ha anche alzato le stime di crescita. In base alle nuove proiezioni, quest'anno il Pil americano salirà dell'1,8-1,9 per cento (1,7-1,9 per cento le stime dello scorso settembre) e il prossimo anno del 1,9-2,3 per cento (1,9-2,2 per cento).  

EURO AI MINIMI DAL 2003 - La mossa della Fed ha avuto immediati contraccolpi. Le Borse europee oggi si sono mosse al rialzo (Milano è salita dell'1 per cento) e anche Tokyo ha chiuso questa mattina con l’ottavo progresso consecutivo beneficando in entrambi i casi dell’indebolimento della valuta sul dollaro. Le novità più significative si sono infatti viste sul mercato dei cambi con forti acquisti sul biglietto verde. In particolare, il cambio euro/dollaro è sceso oggi sotto quota 1,04 toccando valori che non vedeva da 13 anni.

FED E BCE SEMPRE PIU' DISTANTI - Gli analisti non escludono che il cambio euro/dollaro possa arrivare alla parità. D’altronde, mentre la Fed si avvia verso un progressivo innalzamento dei tassi americani che la impegnerà per i prossimi tre anni, la Bce è costretta ancora per tutto il 2017 a tenere i tassi fermi sui minimi storici. Draghi ha infatti deciso di prolungare la politica monetaria espansiva estendendo sino alla fine del prossimo anno il Quantitative easing. Di riflesso, i capitali tendono a spostarsi su quegli strumenti che offrono una remunerazione più alta e quindi verso il dollaro.

L'ESCALATION DEI TASSI USA - Il precedente rialzo dei tassi da parte della Fed risale a dicembre 2015 dopo una lunga serie di ribassi iniziati nel 2008. Con il rialzo di ieri, i tassi americani passano dalla fascia dello 0,25-0,50% a quella dello 0,50%-0,75%. Un aumento modesto che secondo la Yellen non avrà un impatto modesto sulle imprese. Poi, nel corso del prossimo anno, i tassi arriveranno fino all’1,4 per cento per poi continuare a salire nel 2018 fino al 2,1 per cento e nel 2019 fino alla soglia del 2,9 per cento.