Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

Ore 12, calma piatta

Spread in ribasso e mercati in ripresa. Il referendum non fa più paura?

di Giuseppe Turani |

Cose strane sotto il cielo. Ad esempio lo spread, che misura l’affidabilità del paese. Dopo vari tentativi di superare quota 190 (disastro), questa mattina è improvvisa tornato verso quota 175 smentendo quelli che lo vedevano lanciatissimo verso quota 200 e oltre in vista del voto di domenica. E anche piazza Affari sembra tenere. Probabilmente, poi, nel gioco deve essere entrata anche la Bce di Mario Draghi, con interventi silenziosi di protezione.

Naturalmente è sbagliato fare troppo affidamento su questi indicatori “economici”. I mercati non sono fatti da raffinati analisti politici, ma da un’accozzaglia di gente che cerca di fare soldi. O di non perderne troppi. Annusano, stanno attenti, fanno sondaggi, ma alla fine scommettono, anche loro. Nessuno sa il risultato prima e quindi non resta che puntare sul rosso o sul nero.

Questa volta, però, accertato che i mercati sembrano più sereni, risulta complicalo capire perché. Il fronte del No sostiene che ormai i mercati si sono rassegnati alla sconfitta di Renzi e che si sono messi tranquilli per questo. Buon viso a cattiva sorte.

La risposta del fronte del Sì è opposta. La gente comincia a capire che con il No si rischia una grossa confusione, unita a decenni di immobilismo, e quindi sta passando dalla parte del sì.

A molti operatori risulterebbe addirittura un sorpasso del Sì sul No. Sorpasso realizzato nel week-end e che appare ancora in crescita.

La chiave di volta, a quanto pare, è stata la dichiarazione di Renzi di non voler accettare di rimanere a palazzo Chigi in caso di vittoria del No, sotto tutela dei vari Berlusconi & C. Di non accettare, cioè, di fare un governicchio stile prima repubblica.

Inoltre, è possibile che comincino a giocare anche altri fattori. Benché la base grillina sia fatta di teste durissime, qualcosa comincia a sgretolarsi: per quelli che hanno fatto scemenze (firme false, ad esempio) non ci sono più le espulsioni immediate, ma inviti a riflettere. A Roma e a Torino sono ancora in attesa dei miracoli a Cinque stelle, ma sia madonna Chiara che madonna Virginia non hanno fatto risorgere Lazzaro. Anzi, sembra che stia affondando tutto. E il boss appare sempre più in preda a nervosismo e a qualche tipo di alterazione caratteriale. Grida più del solito, si agita come un matto, e le spara sempre più grosse. E forse, allora, qualcuno sta pensando, anche fra  i grillini, che tutto sommato Renzi e la Boschi sono meglio.

Il resto della compagnia del No (da Berlusconi a D’Alema) appare sempre più fuori dal mondo, vaneggia di cose inesistenti. Berlusconi convinto che dal 5 lui entra in un nuovo governo (con Brunetta?) mentre D’Alema pensa addirittura di poter fare, dopo il 5, il lord protettore di Renzi.

Siamo di fronte a chiari segni di perdita di compos sui, e anche questo fa ben sperare il fronte del Sì.

Ma esiste una terza interpretazione, che è forse la migliore, la più suggestiva. E quella che spiega meglio la calma onirica che sembra essere piombata sui mercati.

Gli operatori si sarebbero convinti che anche in caso di vittoria del No, alla fine il partito più forte e quello che dovrà dare le carte rimane quello di Renzi. In sostanza, non si fa la riforma, ma Renzi rimane al centro dei giochi. E quindi tutto può ripartire un po’ più avanti, con un premier addirittura più forte.

Se poi dovesse vincere il Sì, come direbbero gli ultimi rilievi, ancora meglio.