Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

Il pentolone e l'abito scuro

Cinque stelle allo sbando, scemenze e impunità

di Giuseppe Turani |

Secondo il mago Otelma la caduta di Grillo durante la marcia per la costituzione (guidata da un comico alla testa di un certo numero di analfabeti funzionali) ha un forte effetto simbolico. Gli dei e Saturno si sarebbero messi contro Peppe. Di fatto quello scivolone, fisico, anticipa un scivolone politico perché è venuta meno la protezione delle forze oscure.

Si tratta, naturalmente, di stupidaggini. Ma qualcosa sta accadendo. Con il passare del tempo, i meravigliosi ragazzi del movimento non sono rinsaviti. Anzi, dicono più sciocchezze e bugie di prima. Continuano a non sapere niente di che cosa sia una democrazia moderna: insistono nel prendersela con la libertà di mandato degli eletti e l’immunità parlamentare (che non esiste quasi più). Al pari di Travaglio pensano che un paese si risana mandando in galera quanta più gente si può, senza andare tanto per il sottile.

Queste sono visioni nemmeno da Bar Sport (dove il dibattito è più elevato), ma solo da social network, dove volano scie chimiche, sirene, matrimoni fra specie diverse, dove non ci si cura e si beve acqua e limone al mattino presto come terapia universale contro qualsiasi cosa.

Ma questo sarebbe ancora il meno. La vera novità è che il Movimento comincia a sfrangiarsi. Peppe continua a figurare come capo, ma tutti fanno un po’ quello che vogliono. La Raggi continua a non fare niente e a assumere gente che non potrebbe assumere, ma viene esibita come la dea Minerva. I falsari di Palermo sono ogni tanto giustificati e ogni tanto invitati a andarsene. Cosa che si guardano bene dal fare. Situazione confusa anche a Bologna (altri falsari) e addirittura scorta di polizia per i “traditori” che li hanno denunciati.

I deputati sparano sciocchezze in continuazione, ma soprattutto si tengono molti soldi: il movimento “francescano” non esiste più.

I militanti di base, dentro la grande battaglia referendaria, hanno perso anche il lume della poca ragione che avevano: lanciano minacce, promettono sfracelli, augurano morti violente a tizio o a caio.

In questi giorni, cioè, il movimento si presenta per quello che è: un grande pentolone con dentro un minestrone delle scemenze più sceme.

Vano il tentativo di mettere un po’  di ordine, tutti viaggiano in ordine sparso e ognuno dice la sua. C’è addirittura chi ritiene sensato un referendum sulla  pena di morte. Chi la augura direttamente agli avversari. E grande è il ricorso alla cosiddetta bufala da parte un po’ di tutti. Anzi, si è aperta una specie di gara a chi le spara più grosse. Renzi è pagato dalla banca Jp Morgan, è un dittatore, governa grazie a gente che dovrebbe stare nelle patrie galere.

Nel mondo occidentale si è visto un po’ di tutto in questi ultimi anni, ma niente del genere.

In sostanza, l’impressione è che Grillo e Casaleggio abbiano risvegliato un’Italia del risentimento che adesso viaggia per conto proprio, smaniosa di fare a pezzi gli avversari, senza avere la minima idea su cosa fare dopo. Non siamo all’assalto dei forni, ma manca poco. Forse cominceranno  dai negozi di informatica.

Si torna, insomma, alla vecchia definizione: non fanno parte della soluzione, ma del problema. Anzi, sono il problema. E ormai si tratta di una truppa che non è più governata da nessuno. Grillo conta i clic, si frega le mani e per il resto che il mondo vada dove vuole.

Nella sua follia senile tiene pronto solo un abito scuro, pronto a salire da Mattarella per illustrargli la composizione del nuovo governo a cinque stelle.

Ma in realtà non comanda più nulla. E non salirà mai da Mattarella.