Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

Attesa e ansia per il Monte

Servono 5 miliardi di capitali freschi, ma non si sa dove sono

di Giuseppe Turani |

Il Monte Paschi di Siena (Mps) risulta ultimo negli stress test appena eseguiti in Europa. E la notizia non può meravigliare. Le condizioni pre-fallimentari dell’Mps sono note da tempo.

Quando si dice che questa banca, la più antica del mondo, ha resistito a tutto (guerre, epidemie, dittature, distruzioni, rivolte), ma non a dieci anni di gestione comunista, si dice una cosa apparentemente di destra, ma corretta. La banca è stata semi-distrutta da amministratori (nominati dal Pci) totalmente incompetenti e disinvoltamente dissennati.

Dietro il dramma Mps c’è poi il dramma di una città (Siena) e di un’area (la Toscana). Di solito si dice che la popolazione di Siena si divide in tre parti: quelli che sono in lista per andare a lavorare all’Mps, quelli che ci lavorano e quelli che sono in pensione dall’Mps. In più, negli anni passati l’Mps, grazie ai buoni risultati di una volta, ha rovesciato sulla città miliardi per opere varie e cultura. Tutto finito. Chi aspetta di andare a lavorare per l’Mps aspetterà chissà quanto, forse per sempre. E i miliardi di beneficienza non arriveranno più.

Ma quali sciocchezze hanno commesso gli amministratori per ridurre in macerie dopo 600 anni quella che sembrava essere una banca più che solida, ricca e generosa?

Due le principali. La prima, dettata dall’ambizione di diventare sempre più grandi, è stata l’acquisto della banca Antonveneta a prezzi demenziali. Sembra che sia stata pagata due o tre volte il giusto. O comunque molto cara. Nemmeno uno studente del primo anno di ragioneria si sarebbe fatto abbindolare così.

La seconda sciocchezza è più sofisticata, ma ancora peggiore. Gli amministratori, nel tentativo di guadagnare soldi in fretta e facilmente si sono messi, come altri banchieri, a giocare con i derivati. Ma non hanno imbroccato una sola operazione. E, ogni volta che perdevano soldi, si sono comportati come certi sconsiderati al casinò: hanno fatto puntate ancora più alte, sperando di “coprire” le perdite precedenti. Ma non era il loro mestiere. Hanno continuato a perdere.

Non hanno mai avuto il coraggio di dire “basta”, di denunciare le perdite subite, di dare le dimissioni e di andarsene. Sono stati lì, testardamente, fino a quando lo scandalo è scoppiato e sono stati rimossi.

E’ addirittura probabile che tutta la verità non sia ancora emersa fino a oggi. Ogni tanto, infatti, salta fuori qualche contratto di derivati che non appare nella contabilità ufficiale e di cui nessuno sapeva niente. E, naturalmente, si tratta di altre perdite.

Se a tutto ciò si aggiunge poi una politica ci prestiti troppo poco professionale (come accade in tutte le banche molto politicizzate) il quadro sarà completo.

Adesso la banca verrà di fatto “ricostruita” (in parte anche con denaro pubblico): lasciarla fallire sarebbe una catastrofe per Siena e per tutta la Toscana.

C’è solo da sperare, vista la storia recente, che nel “nuovo” Mps si riesca a tenere fuori la politica.

(Da "Tiscali.it" del 28 novembre 2016)