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La crescita è ripartita

Nel 2017 il Pil crescerà dell'1 per cento trainato dagli investimenti. Ma tutto dipenderà dall'esito del referendum.

di INTESA SANPAOLO |

 

Italia: la crescita è ripartita, ma sarà meno vivace a fine anno

 

Il PIL italiano è cresciuto di 0,3% t/t nel 3° trimestre, dopo essere rimasto stagnante a sorpresa nei tre mesi precedenti. Il dato è risultato in linea con le nostre aspettative e superiore alle attese di consenso (0,2% t/t). La crescita annua è accelerata più del previsto a 0,9% dallo 0,7% del trimestre precedente. Ciò è dovuto anche alla revisione verso l’alto del dato sul 1° trimestre 2016, da 0,3% a 0,4% t/t (si tratta di un massimo dal 2010).

 

Dopo questo dato, la crescita “acquisita” per il 2016 (ovvero, nel caso il PIL non cresca nell’ultimo trimestre dell’anno) è pari a 0,8%, in linea con la nostra previsione sull’anno. In sintesi, il dato è confortante, anche perché si riduce il gap di crescita con il resto d’Europa; anzi nel trimestre il nostro Paese è cresciuto in linea con l’eurozona (non accadeva da 3 anni) e (un decimo) più di Germania e Francia (non accadeva da oltre 10 anni). Peraltro, su base annua la crescita italiana, a 0,9%, resta ben inferiore sia a quella della media dell’area euro (1,6%) che a maggior ragione di quella tedesca (1,7%). 

Per l’ultimo trimestre dell’anno, ci aspettiamo un’espansione meno vigorosa, attorno a 0,1% t/t, proprio in ragione di un minor contributo dall’industria dopo l’exploit estivo (sarà decisivo in tal senso l’andamento della produzione industriale a ottobre, attesa rimbalzare dopo la flessione di -0,8% m/m registrata a settembre: il dato sarà diffuso il prossimo 13 dicembre). Nel caso in cui il PIL rallentasse a +0,1% t/t nel trimestre corrente, la crescita media annua 2016 sarebbe pari a 0,85%. Ciò suggerisce che, dopo il dato odierno, i rischi sulla stima di 0,8% per la crescita media annua 2016 siano verso l’alto.

 

Manteniamo per il momento una previsione di lieve accelerazione a 1% nel 2017, anche se permane incertezza sull’evoluzione del ciclo l’anno prossimo, visto che non è da escludere del tutto che l’esito del referendum del 4 dicembre possa avere ripercussioni sulle decisioni di investimento a inizio 2017.

 

Vi sono indizi del fatto che sia in atto una sorta di “passaggio del testimone” della crescita dai consumi agli investimenti:

a) si nota di recente un andamento divergente tra la fiducia dei consumatori, che continua a calare (ha raggiunto a ottobre un minimo da luglio 2015), e il morale delle imprese, in ripresa in settembre e ottobre; è possibile che questo andamento sia in parte spiegato dal fatto che le misure espansive contenute nella Legge di Bilancio 2017 si concentrano maggiormente sul lato corporate (dopo che le manovre dei due anni precedenti si erano maggiormente focalizzate sui tagli fiscali alle famiglie);

b) a ottobre si è registrato un miglioramento della fiducia delle imprese in tutti i principali settori con l’eccezione del commercio;

c) il miglioramento della fiducia delle imprese manifatturiere è trainato dal comparto dei beni strumentali e intermedi, mentre le aziende operanti nel settore dei beni di consumo registrano un calo del morale per il terzo mese consecutivo (ai minimi da gennaio 2015); d) un altro indicatore che mostra una correlazione elevata con la parte core degli investimenti di contabilità nazionale (quelli in macchinari e attrezzature) sono le importazioni di beni capitali, che hanno evidenziato un deciso rimbalzo negli ultimi mesi (+7,5% a/a a settembre, +10,7% a/a in media nel 3° trimestre).

Ciò supporta la nostra idea che, guardando al 2017, la ripresa, a differenza di quanto accaduto sinora, possa essere trainata più dagli investimenti che non dai consumi (per i quali ci aspettiamo anzi un rallentamento a circa 0,6%, dopo l’1% medio registrato nei tre anni precedenti).

In sintesi, confermiamo la nostra idea che l’inversione del contributo negativo dal commercio con l’estero (da -0,1% a +0,1%) nonché un minor apporto negativo dalle scorte (da -0,3% a zero) possano nel 2017 impedire un rallentamento del PIL pur in presenza di un minor vigore per la domanda interna, in particolare per consumi (stimiamo una domanda domestica finale a 0,8% l’anno prossimo dall’1,2% di quest’anno; la crescita della spesa delle famiglie potrebbe risultare pari alla metà dell’1,2% registrato nel 2016). In sintesi, è ancora possibile a nostro avviso una lieve accelerazione a 1% nel 2017 dallo 0,8-0,9% di quest’anno

 

 

 

I market mover della prossima settimana

Eurozona - Numerosi i dati in uscita nell’Eurozona. A conclusione della tornata di indagini di fiducia di novembre, l’indice della Commissione potrebbe mostrare una fisiologica correzione, mentre in Italia il morale sia delle aziende che dei consumatori è atteso in miglioramento. Le stime preliminari di novembre dovrebbero mostrare l’inflazione in accelerazione di un decimo a 0,6% nell’Eurozona e in Spagna, a 0,9% in Germania, in rialzo di due decimi a 0,1% in Italia e stabile a 0,5% in Francia. Sul mercato del lavoro, il dato di ottobre della disoccupazione potrebbe mostrare un calo nell’Eurozona e in Italia, mentre il livello tedesco di novembre è atteso stabile. Infine, le vendite al dettaglio tedesche sono viste recuperare il calo inatteso di settembre mentre la spesa per consumi francese potrebbe risalire solo marginalmente.

 

Stati Uniti - La settimana è densa di dati importanti in pubblicazione negli Stati Uniti. I principali dati di novembre dovrebbero essere positivi e confermare il proseguimento di un ritmo di crescita vicino più al 3% che al 2,5% t/t ann. A novembre, l’employment report dovrebbe registrare un solido aumento di occupati e un altro calo del tasso di disoccupazione, l’ISM manifatturiero dovrebbe rafforzarsi, la fiducia dei consumatori dovrebbe rimbalzare, le vendite di auto si dovrebbero mantenere forti. A ottobre, la seconda stima del PIL del 3° trimestre dovrebbe essere rivista marginalmente verso l’alto al 3% t/t ann. Per ottobre, la spesa in costruzioni dovrebbe segnare un rialzo dopo due mesi negativi; la spesa personale dovrebbe confermare l’accelerazione dei consumi e la dinamica solida del reddito personale; il deflatore core, pur con un aumento mensile contenuto, dovrebbe registrare una variazione di 1,8% a/a, avvicinandosi ulteriormente all’obiettivo del 2% a/a.

verbali della riunione del FOMC di novembre hanno confermato che è in arrivo un rialzo dei tassi a dicembre. I discorsi recenti, successivi al voto dell’8 novembre, e l’audizione di Yellen in Congresso, sono stati in linea con la previsione di tassi più alti alla prossima riunione, ormai scontati al 100% dal mercato. Rimane però ampia incertezza per il sentiero dei tassi del 2017, dipendente dalle politiche economiche della nuova Amministrazione e del nuovo Congresso e dalla stima dei loro effetti su economia e mercati