Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

La guerra dei troll

Bugie, attacchi, vendette. In scena gente famosa, ma anche anonimi leoni da tastiera.

di Giuseppe Turani |

E così anche la signora Titti qualcosa, Tommasa per la  verità, arredatrice di interni, moglie del mitico Brunetta, ha avuto i suoi cinque minuti di celebrità. La sua storia (breve) ci consente due passi nella demenza contemporanea. Da giorni imperversava su Twitter una certa Beatrice Di Maio, con tweet pesantissimi contro il Pd e il sì.

Al punto che dal Pd parte una denuncia alla magistratura contro l’account “Beatrice Di Maio”: vuoi vedere che si tratta di un pezzo di organizzazione segreta del Movimento cinque stelle e della Casaleggio per romperci le scatole?

Suspense. Poi, la signora Titti dà un’intervista in cui spiega di essere lei la misteriosa Beatrice Di Maio. Si annoiava a sistemare poltrone e divani in casa delle amiche e così ha pensato bene di fare un po’ di casino. Che male c’è? La vita è così noiosa (con Brunetta).

Però qualche organizzazione by Casaleggio deve esistere. Il loro terreno di battaglia, ovviamente, sono i social network, dove risultano quasi imbattibili. Molti sostenitori del SI sono stati sommersi da richieste di amicizia. I poveretti che si sono affrettati a accettarle, convinti che fossero gesti di apprezzamento e solidarietà nei loro confronti, si sono poi trovati nel giro di pochi minuti con le bacheche invase di insulti o di lunghissime dissertazioni a favore del NO.

Insomma, una vera e propria guerra di troll, forse guerrieri spontanei o, forse, manovrati. Trump, ad esempio, aveva fatto una sua base di troll in Macedonia, da dove tempestavano i social network di nefandezze contro Hillary Clinton. Difficile che i 5 stelle abbia resistito alla tentazione di imitarli. E non c’è stato bisogno di una cosa così complicata. Qui è bastato muovere il geometra di Tortona e il disoccupato di Trani. Tutti scatenati: Renzi presidente non eletto (nessun presidente del consiglio è mai stato eletto in Italia), parlamento illegittimo (la Corte costituzionale ha affermato il contrario), la democrazia in pericolo (tutto invece viene approvato dal Parlamento per metà ostile a Renzi).

Il massimo, però, della demenza è stato raggiunto da un ex segretario generale della Fiom. Su una balorda rivista, Micromega, diretta dal più inutile e confuso intellettuale italiano, Paolo Flores d’Arcais, ha sfornato ai suoi  lettori la seguente storia.

Anni fa, Licio Gelli e la P2 mettono a punto un piano (reazionario) per salvare l’Italia. Ma tutto finisce male, li scoprono, li denunciano, ecc. Cala il sipario, ma per poco.

Sull’altra sponda dell’Atlantico la potente  banca d’affari Jp Morgan pubblica un rapporto sulle democrazie europee in cui spiega che quelle “a sud” sono un po’ mal combinate e suggerisce di sistemarle.

Il nostro ex segretario generale delle tute blu con bandiera rossa tuona: ecco, la riforma proposta da Renzi è esattamente figlia della filiera Gelli-Jp Morgan. Loro l’hanno scritta e lui la porta avanti. Renzi agente occulto della banca Jp Morgan, che probabilmente di Renzi  non ha nemmeno il numero di telefono.

Che dire? Questo non è un troll. Troppi libri gialli? Troppi serial tv invece dei sacri testi? Qualche bicchiere di troppo dopo i pasti?

Di questi tempi, però, mancava una vera eroina sulla scena, una dama di classe e con titoli. Ecco allora spuntare Rosy Bindi. Già in passato, alla vigilia delle elezioni amministrative, si era distinta per avere infilato il futuro governatore della  Campania, Vicenzo De Luca, allora solo candidato, in una lista di “impresentabili”. Lei poteva farlo, essendo la presidente della commissione parlamentare antimafia (organismo che bisognerebbe far chiudere dai commessi). “Impresentabili” è una categoria inesistente e sconosciuta ai codici penali di tutto il mondo. Ma fa una certa impressione, soprattutto se sparata in prima pagina. De Luca, naturalmente, viene assolto da tutto. Agli effetti del codice penale è pulito come la stessa Rosy Bindi. Ma lei, tosta, non si arrende.

Qualche giorno fa, a una riunione di sindaci campani del suo partito, De Luca fa campagna per il SI, spiegando che il governo sta mandando molti soldi in Campania e che un’eventuale crisi manderebbe tutto all’aria.

Figurati la presidentessa: la Procura deve indagare, anche noi indagheremo (leggendo i giornali), voto di scambio. Polverone infinito. Però anche lei ha i suoi cinque minuti di popolarità, come la Titti Brunetta.

Il buonsenso vorrebbe che tutte queste storie (vero e proprio ciarpame dell’era contemporanea) venissero gettate nei cestini della carta delle redazioni dei giornali. E invece stanno in prima pagina. Ormai sembra di vivere in un mondo dominato dai troll di Tortona e di Trani. E dai deliri di Rosy Bindi.