Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

La guerra delle pensioni

Grande terremoto ai vertici dell'Inps. E siamo solo agli inizi. (Il presidente dell'Inps Tito Boeri)

di Giuseppe Turani |

Grande crisi all’Inps, il nostro più grande istituto di previdenza. Il direttore generale, Massimo Cioffi, ha rassegnato le dimissioni per contrasti con il presidente Tito Boeri e se n’è andato. Tutta la storia è molto intricata e è certo che dopo la scadenza del referendum (che sta bloccando un po’ tutto) il governo dovrà occuparsi dell’Inps, e a fondo.

Si intrecciano infatti varie storie e non tutte chiarissime. Cioffi, infatti, si sarebbe venuto a trovare in una situazione delicata perché in precedenza era stato capo del personale dell’Enel, ma l’Enel, secondo una Procura del Sud non paga i contributi che dovrebbe all’Inps e per una cifra rilevantissima.

La faccenda sembra incredibile, ma l’inchiesta c’è. Se non si tratta di fumo inquisitorio, vengono spontanee alcune domande. Come mai l’Enel (mica un artigiano di provincia) ha omesso di pagare i contributi? E, come mai, l’Inps non ha chiesto decreti ingiuntivi per recuperare i soldi che le spettavano? Mistero.

Ma anche Cioffi aveva delle lamentele. Sarebbe in corso una questione fra l’Inps e l’Espresso perché la casa editrice avrebbe usato in forme non corrette personale avventizio. Anche qui si parla di grosse cifre. E, naturalmente (come forse farà l’Enel) le parti sotto accusa negano gli addebiti.

Ma rimane una questione: e cioè Tito Boeri è direttore della Fondazione Rodolfo De Benedetti, cioè della famiglia che è anche proprietaria del gruppo Espresso. E quindi ci sarebbe un conflitto di interessi.

E c’è una terza cosa, probabilmente più di sostanza. Boeri avrebbe presentato un progetto di riforma dell’Inps che attribuisce molti più poteri al presidente (cioè a se stesso) e meno al direttore generale.

Come si vede la materia per alimentare conflitti non manca. Alla fine il braccio di ferro, risolto dal ministro del lavoro Poletti, è andato a favore di Boeri, che è rimasto. Cioffi ha fatto le valigie.

Diranno i tribunali e i vari comitati di controllo se tutte queste storie sono aria fritta o se c’è sostanza.

Quello che finora si può affermare che è  che queste ombre sull’istituto di previdenza da cui dipendono le pensioni di quasi tutti gli italiani non sono per niente confortanti.

Tutta la pubblica amministrazione deve essere una casa di vetro, ma l’Inps, proprio a causa del suo lavoro, ancora di più. Al pensionato che arranca con 500 euro al mese non si può lasciare anche il sospetto che poi all’Inps ci siano pasticci, conflitti di interesse, inefficienze burocratiche.

Boeri è sicuramente un economista con moltissimi titoli e meriti, ma è anche un signore abbastanza autoritario. E quindi sul suo operato, come su quello di chiunque altro, va fatta chiarezza. In passato, peraltro, lo stesso Boeri si è lanciato in progetti di riforma del sistema pensionistico italiano un po’ sopra le righe. Al punto che lo stesso Poletti, a nome del governo, aveva dovuto intervenire per spiegare che si trattava di idee personali, non condivise dal ministero.

Insomma, l’impressione è che la pentola dell’Inps abbia cominciato a bollire e che, alla fine, forse qualcun altro dovrà seguire Cioffi.

(Da "Tiscali.it" del 24 novembre 2016)