Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

Se non ora, quando?

L'Italia vuole correre. La Germania frena. Ma è proprio così?

di Giuseppe Turani |

Credo che non esista polemica più ridicola di quella che sta opponendo Renzi alla Commissione Ue. Per vari motivi. Il  primo (e il più lieve, se vogliamo) è che la Commissione c’entra poco. La polemica in realtà, senza farne il nome (il cielo ce ne scampi) è con la signora Merkel. Ma si fa finta che sia con Junker i e i suoi colleghi, così madame, quando lo riterrà opportuno, potrà prendere la parola e mediare.

E’ un modo molto barocco, e noioso, di gestire l’Europa, ma questo è l’uso.

Esiste, però, anche un grosso problema di sostanza che si fa finta (anche qui) di non capire. La polemica su qualche punto decimale in più o in meno di sforamento è una specie di barzelletta. Si tratta di una manciata di miliardi che, se Renzi volesse, potrebbe trovare in dieci minuti dentro il grandissimo bilancio pubblico italiano (800 miliardi di spesa pubblica).

Invece si insiste con la polemica, anche aspra, da una parte e dall’altra. Perché?

Per affermare un principio: il principio che questi vincoli europei, soprattutto in tempo di crisi, sono stupidi. Stupidi nella loro meccanicità e automaticità. Stupidi senza possibilità di appello.

In realtà, poi, Renzi (e in questo ha ragione, a parte una riserva che dirò dopo) vuole molto di più: vuole un’Europa che faccia, grosso modo, un New Deal alla Roosevelt. Grandi lavori pubblici, grandi infrastrutture, grandi masse al lavoro, grande crescita.

Un’Europa, insomma, non più sparagnina, timida, avara. Ma un Continente che si apre, che punta sul futuro, che fa scelte di sviluppo. E fin qui, siamo tutti d’accordo.

Solo che tutte queste cose richiedono soldi, molti soldi. E qui Renzi ragiona come certi imprenditori anni fa: il problema, dicevano, è avere delle idee, di soldi è pieno il mondo, basta chiederli e pagare il giusto prezzo. Prezzo che oggi è anche molto basso, quasi zero.

In sostanza Renzi vorrebbe un’Europa dove, invece di autorizzarlo a spendere qualche decimale in più, gli lasciano spendere il 3-4 per cento in più, forse anche il 5 per cento. Un’Europa che prende il denaro sui mercati (dove abbonda) e fa le cose. Tante cose, un’infinità di cose.

Se non ora quando?, direbbero le mie amiche femministe.

Ma è qui che interviene la signora Angela, severa e attenta custode di questa zoppicante Europa. E interviene per frenare gli entusiasmi: calma.

Il suo ragionamento (e ecco la riserva di cui vi avevo parlato prima) ha un fondamento. In sostanza, dice lei, se fai il pieno di benzina a un’auto che è un catorcio non andrai comunque molto lontano. Spenderai molti soldi in benzina, ma resterai al palo.

Fuor di metafora: siete già pieni di debiti, e state male, perché in passato avete speso i soldi in modo  pessimo. Che cosa vi fa pensare che oggi e domani farete meglio? Quali garanzie fornite?

E’ ovvio che le garanzie possono essere solo di tipo politico: non saremo più quelli di prima, cambieremo.

A parole, su questo punto, Renzi è stato molto chiaro. Ma a parole. Sui fatti meno. E non perché sia un lavativo (anzi, è pieno di energia, beato lui). Ma perché a stento riesce a non far cadere il governo, facendo il minimo sindacale. Figurarsi se facesse tanto: non arriverebbe nemmeno a sera.

Ma lui insiste. In testa ha un’idea e cioè che la situazione politica si può sbloccare (a suo favore), se lui fa delle cose, se apre dei cantieri, se apre centri di ricerca. Insomma, i soldi per cambiare l’Italia, l’Italia che cambia mi dà sostengo politico e con quello io posso cambiarla ancora di più, nelle sue strutture.

Oggi, invece, rischio una crisi se solo mi metto in testa di liberalizzare le licenze dei taxi o dei farmacisti.

Se però sono su un sentiero di crescita, questi qui manco li vedo, e li elimino con un tratto di penna, mentre mi mangio un gelato.

Questo è il dibattito “sotterraneo” in corso in Europa. Mica la bega dei decimali in più o in meno.

La signora Angela, che conosce il mondo, guarda e aspetta. Aspetta che Renzi sia un po’ più forte, un po’ più solido. Aspetta anche lei il 4 dicembre.

Dopo potrebbe cambiare tutto. Anche lei sa che l’Italia non può rimanere indefinitamente in questo limbo: o avanti o indietro. Se va indietro, però, spacca l’Europa. E il momento per andare avanti è esattamente questo.

Serve solo un Renzi un po’ più forte, più sicuro in sella.

Dopo il 4 dicembre. Forse.