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Spread / Il giorno della verità

Adesso sale (moderato da Draghi). Il 5 dicembre si vedrà quanto vale davvero l'Italia sui mercati internazionali

di Giuseppe Turani |

Nei tempi passati, in una galassia lontana, lo spread italiano (sul bund tedesco) valeva 24. Ma era l’epoca del governo Prodi, i debiti erano meno di oggi e il clima politico più sereno. Poi tutto è peggiorato e siamo arrivati a oltre quota 500 nel 2011 e alla fine dell’era Berlusconi-Tremonti.

Quindi Monti, Letta, Renzi, e una lenta discesa dello spread. Quest’estate è andato persino sotto quota 100 per qualche giorno. E li avrebbe dovuto rimanere, magari scendendo ancora un po’. Lo spread, nella sua semplicità, è un numero che dice tutto quello che c’è da dire: infatti misura quanto dobbiamo pagare in più di interessi per avere soldi in prestito sul mercato rispetto ai tedeschi, che sono considerati i primi della classe. Più è alto lo spread, più sono alti gli interessi che dobbiamo pagare sul nostro debito. Non ci si può sbagliare.

E, volendo, lo spread dice anche qualcosa di più politico: misura infatti l’attendibilità, il credito di cui il paese gode sui mercati finanziari internazionali, che non sono dei mostri, ma semplicemente il luogo dove andiamo a rifornirci di denaro fresco per tirare avanti.

Ebbene, all’inizio dell’autunno eravamo poca sopra quota 100, non malissimo. Ma poi, fra elezioni americane e referendum italiano, è stato abbastanza facile prevedere un aumento dello spread. E ieri sera eravamo già sopra quota 180, quasi il doppio. Ma si arriverà almeno a 200, se non oltre.

Non ci sono cause particolari, oggi dovrebbe uscire la prima stima del Pil italiano nel terzo trimestre (insieme alle stime flash di Germania e area euro) e dovrebbero essere tutti dati abbastanza positivi. Ma incideranno poco sull’andamento dello spread.

Oggi questo indice sale non perché dal punto di vista economico si stia peggio di un mese fa, ma semplicemente perché ci si sta avvicinando alla data del 4 dicembre, giorno in cui si vota per il referendum. Vincerà il sì, vincerà il no? Renzi rimane o se ne va? L’Italia avrà ancora, il 5 dicembre, il suo governo o dovrà inventarsene uno nuovo? E fatto da chi? Nel dubbio, i mercati prendono le loro precauzioni e ci fanno pagare interessi più alti. Era prevedibile, in un certo senso, scontato.

Quello che non è scontato è quello che accadrà la mattina del 5, quando saranno noti i risultati delle votazioni. Il momento della verità sarà quello. A Francoforte, a Parigi, a Londra ci guarderanno e ci diranno, via spread, quanto valiamo.

(Dal "Quotidiano0 nazionale" del 15 novembre 2016)