Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

Una partita a dadi con Trump

Riuscirà l'America a frenare Trump?

di Giuseppe Turani |

Trump nei fatti sarà peggio di quello che sembra. Trump sarà meglio perché i vari poteri del sistema americano gli impediranno di esagerare. Queste sono le due tesi che oggi si fronteggiano.

Poi ne esiste una terza, se si vuole, appannaggio dei vari Salvini e altri soggetti simili, i quali si augurano che Trump faccia davvero le cose che ha detto: basta immigrati, limiti operativi (incarichi) a quelli che ci sono già, protezionismo sfrenato: ma questi sono dei citrulli di cui non vale la pena occuparsi.

Rimangono in campo le altre due alternative. Il sistema dei poteri e dei contropoteri americani è davvero in grado di frenare Trump?

In buona parte sì, ma non bisogna dimenticare che Trump ha dimostrato di essere molto abile nel manipolare l’opinione pubblica. Ha fatto credere agli operai rimasti senza lavoro che in poco tempo li sistemerà tutti e che farà il miracolo riducendo le tasse di tutti. Non so, con un soggetto del genere, quanto possano fare i famosi contropoteri: chi se la sentirà di fermare eventuali cazzate, sostenute però da una vasta popolarità?

Trump è uno che come Grillo dà risposte semplici a problemi complessi. E chi dà risposte semplici, sul breve vince. In Italia Berlusconi aveva promesso, in una botta sola, un milione di posti di lavoro (mai fatti), ma su quella promessa ha campato dieci anni, combinando tutti i disastri che gli sono passati per la testa, fino a spingere lo spread vicino a quota 600. E anche noi, senza essere americani, avevamo un parlamento, dei sindacati, un sistema giudiziario, corte dei conti, ecc.

Inoltre, lo staff di cui sembra che si stia circondando Trump non è dei più rassicuranti. Ma, insomma, si vedrà, il presidente è lui.

Senza dimenticare che la sua strategia è molto sul filo del rasoio: aumentare il disavanzo pubblico per rilanciare l’economia così forte che l’aumento del disavanzo diventi irrilevante: probabilmente è la scommessa più grande mai giocata su questo pianeta. Ma, data la posta in gioco, è abbastanza pericolosa. Anzi, molto pericolosa. Se poi Trump dovesse mettere alla Fed qualche suo fedelissimo, con il suo stesso orientamento, verrebbe a mancare il freno più importante.

Insomma, la situazione è da osservare con cura, e una certa attenzione. Una grande partita a dadi.

Detto questo, risulta incomprensibile l’atteggiamento di tanta sinistra italiana, che rimprovera a Hillary Clinton di non essersi posizionata abbastanza a sinistra e che finisce per schierarsi, alternativamente, per Trump e per quelli che in piazza stanno gridando: “Trump non è il mio presidente”.

Questo doppio binario testimonia, se ve ne fosse ancora bisogno, che una certa sinistra-sinistra italiana in realtà non ha più alcuna idea di come è fatto il mondo e di che cosa vi stia succedendo. D’altra parte si era già capito. Con chi nel giro di pochi anni passa da Monti, a Bersani, a Tsipras (fase rivoluzionaria, spacco l’Europa) a Virginia Raggi, di cosa vogliamo discutere? Di bridge?

 

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