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Gli slalom del presidente

Più spesa pubblica e meno tasse: la strada stretta di Trump

di Giuseppe Turani |

I mercati sono animali, per definizione, esagerati, isterici e volubili. Soprattutto non fanno politica, ma cercano di fare soldi. Quindi è quasi inutile guardarli oggi per cercare di capire che cosa sarà la presidenza Trump. Oggi sembrano dire una cosa, domani il contrario.

Ha invece un senso chiarire un paio di cose.

1- Come si è spiegato già in un articolo precedente, la Costituzione americana assegna molti poteri a un presidente (compreso quello di dichiarare guerra), ma non infiniti. Siamo sempre in una democrazia. E quindi sul presidente agiscono moltissimi poteri: la Fed, la Corte suprema, il congresso, il senato, Wall Street, il Fondo monetario, le varie lobbies, gli stati esteri. La politica presidenziale che ne risulta non può che essere uno slalom fra tutti questi poteri (compreso quello di chi sfila per le strade). Questo vale per Trump e per qualunque altro capo di Stato che non sia un dittatore assoluto (vedi Erdogan).

2- Ma c’è un altro slalom, ancora più difficile, nel quale dovrà cimentarsi Trump. Vediamo di riassumere, semplificando un po’. Vuole fare più crescita e sceglie una strada (questo ha detto) molto keynesiana: più lavori pubblici e investimenti e diminuzione delle imposte. Bellissimo. L’America non poteva desiderare di meglio.

C’è però un problema. Questa ricetta comporta, inevitabilmente, un aumento del deficit pubblico (anche tagliando sanità e altri pezzettini di welfare), tradizionale bestia nera dei repubblicani americani, nemici da sempre dei bilanci in passivo. Come può cavarsela allora Trump? In due modi. O convincendo i repubblicani (che non lo amano troppo) che il gioco, per una volta, vale la candela. Oppure con una crescita economica così forte da rendere irrilevante l’aumento del disavanzo sul Pil.

La sua sfida vera è appunto questa (e stranamente è uguale a quella di Renzi): pompare l’economia con disavanzi pubblici, sperando che nel frattempo la maggior crescita economica riassorba la maggior spesa e il maggior disavanzo.

Se Trump vincerà questa sfida, sarà stato un buon presidente. Se la perderà, sarà stato solo un mitomane che ha sfondato le casse dello Stato.

Non dico nulla di strambo, se aggiungo che Renzi sta giocando esattamente la stessa partita (ovviamente con le dovute differenze e partendo da un debito pubblico già altissimo).

Infine, c’è un ulteriore capitolo che riguarda Trump e è quello del protezionismo. In linea di massima è una cosa sbagliata. E’ un po’ come caricare una pistola e sparare a occhi chiusi: si può anche fare una strage. Se usato con troppa disinvoltura, il protezionismo americano potrebbe anche creare una depressione sensibile nel commercio (e quindi nell’economia) mondiale.

Ma fino a quando non saranno chiare le scelte del nuovo presidente, non si possono dare giudizi.