Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

Cavalli/Il lusso non sfila più

Licenziati un lavoratore su tre e anche lo stilista.

di Giuseppe Turani |

Fortissima crisi in una delle più note griffe italiane, quella di Roberto Cavalli. In pratica, dopo due anni negativi, una persona su tre viene licenziata. Duecento persone in tutto, compreso il direttore creativo, Peter Dundas, nominato appena un anno e mezzo fa. Ha avuto solo il tempo di disegnare tre collezioni. Poi, via. Si chiude il centro di Milano e tutto viene trasferito a Firenze

La Roberto Cavalli, che ormai è per il 90 per cento del fondo Clessidra, ha elaborato un piano in base al quale nel 2018 dovrebbe tornare all’utile.

Le ragioni della crisi della Cavalli possono essere tante, dalla non brillante gestione allo scarso appeal delle ultime sfilate. La griffe si era connotata per puntare decisamente su abiti molto sexy, qualche volta persino un po’ più in là della decenza. Era, insomma, una griffe un po’ borderline. Posizione molto difficile da tenere perché una donna non può comunque essere spogliata all’infinito. A un certo punto anche lo stilista più avventuroso deve smettere di fare buchi e tagli nel tessuto per la semplice ragione che li ha già fatti tutti.

Ma dietro alla crisi della Cavalli, che non è la sola griffe in difficoltà, c’è anche qualcosa di più generale. E infatti altri stilisti hanno perso il posto e, dopo di loro, anche molti amministratori delegati.

La ragione è semplice.

Il lusso si è fermato. Da qualche ricerca risulterebbe che negli ultimi tre anni circa metà delle aziende che operano in questo settore ha cambiato il capo-azienda o lo stilista. In certi casi, addirittura tutti e due.

Il fenomeno è la spia di difficoltà impensabili fino a qualche anno fa. La prima è data da una crescita che ormai è molto rallentata, grosso modo siamo all’1 per cento all’anno. E da questa viene giù il nervosismo dei proprietari delle varie griffe: quando le cose non vanno, prima si cambia lo stilista, sperando che quello nuovo abbia idee straordinarie. Spesso si tratta di un gioco a somma zero: lo stilista, a sua volta, accetta l’offerta perché nel posto in cui si trova non ha più idee, e lo stanno per cacciare. Insomma, il gioco dei quattro cantoni.

Quando poi nemmeno questo basta (perché le vendite non risalgono), si cambia addirittura il capo azienda: chissà che quello in arrivo non abbia idee nuove sulle tecniche di vendita.

In realtà, spesso si tratta di un’agitazione inutile. Le vendite ristagnano perché, bene o male c’è la crisi, e la gente non è più spensierata come una volta. E quindi sta più attenta a come spende i propri soldi.

E poi c’è l’altro cambiamento. Oggi molto lusso viene comprato online (soprattutto se di tipo medio). Che cosa tutto questo significhi non è ancora chiaro. Certamente i “siti” che vendono online hanno un loro potere. Non è detto che alla fine saranno loro i padroni del mercato, ma qualche dubbio c’è. E ci sono le blogger di moda, che hanno centinaia di migliaia di ragazze che le seguono (milioni a volte). E anche loro cominciano a avere un potere non piccolo nel mercato. Ma, soprattutto, si tratta di tecniche nuove. Forse non tutto il lusso può essere venduto online. Forse servono prodotti più semplici e tecniche più spicce. Forse servono prodotti speciali.

Insomma, anche qui cambia tutto. Fino a qualche anno fa entravi da Bulgari per comprare un orologio e commessi che sembravano gentleman inglesi ti facevano sedere in poltrona e ti offrivano champagne ancora prima di chiederti che cosa volevi.

Tutto questo forse in parte sopravvive ancora, ma anche nel lusso è arrivata la stagione dei clic sul mouse. Con i clic si fa la politica, ma ormai si comprano anche i Rolex e gli abiti per la serata importante.

La politica, a quanto pare, non ha reagito benissimo. Ma anche il lusso, che si porta dietro meno tradizioni e  meno vincoli,  forse non ha ancora capito tutto quello che c’era da capire. Il look sexy, da solo, forse non serve più tanto.

Non è quindi azzardato sostenere che dietro la crisi della Cavalli ci sia una minor propensione delle donne a esibire il proprio corpo attraverso abiti costosissimi. Ormai sui red carpet delle varie prime cinematografiche arrivano ragazze praticamente nude, con pochi pezzi di stoffa cuciti, se non in casa dalla mamma, quasi.

E quindi griffe come Cavalli rischiano di essere superate nel loro  stesso gioco. Se fino all’altro ieri avevano fatto fortuna vendendo ciò che sembrava trasgressione, oggi quella stessa trasgressione si trova anche in metropolitana, sul tram e sui red carpet a prezzi correnti.

Adesso, comunque, Cavalli cercherà di ripartire con qualche nuovo stilista (probabilmente uno cacciato da un’altra griffe) e tenterà di ridare vita al miracolo, puntando su creazioni  ancora più sexy.

Ma sarà un tentativo difficile. Viene in mente la storia dell’aspirante modella che anni fa va da un famoso fotografo e gli spiega appunto che vorrebbe posare per lui e gli sussurra con aria complice: “Guardi che io mi spoglio anche”. Ma si sente rispondere: “Signorina, ormai si spogliano tutte”.

(Da "Tiscali.it" del 13 ottobre 2016)