Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

Gli scatenati base jumper della politica

Primo: cacciare Renzi. Secondo: e chi diavolo lo sa?

di Giuseppe Turani |

Come falchetti da preda hanno volato intorno al referendum per un mesetto buono, annoiandoci con la complessità dell’articolo 70, la poca rappresentatività del nuovo senato, la dittatura incombente. Ma ormai, e finalmente, le carte stanno finendo sul tavolo: quello che si vuole è la testa di Renzi. Si punta a farlo perdere per poterlo spedire a casa. Dal governo, ma ancora di più dal partito (è lì che c’è la vera polpa).

Devo dire che si tratta di un’iniziativa legittima. Chi in politica viene buttato giù da cavallo poi ha anche il diritto di cercare di tornare in sella. E, probabilmente, ha anche il diritto di usare qualche colpo sleale.

Però c’è modo e modo. Perché riempire pagine e pagine di giornale, ore di dibattiti televisivi su incomprensibili dettagli giuridici (di solito affidati a pasticcioni), quando la questione era così semplice e riassumibile con una sola parola: Renzi?

Ma, si dirà, questa è la prima occasione che si è presentata, e quindi perché non approfittarne?

E non escludo nemmeno che chi ragiona così possa aver ragione. Ma rimangono comunque delle perplessità molto serie.

1- Se battere Renzi al referendum è la prima parte del piano, diciamo la A, sarebbe carino conoscere la seconda, cioè la B.

2- Si punta su un governo di tutti, una specie di figlio del NO, da Brunetta a Casa Pound, passando per D’Alema e la Camusso? Ma per fare che cosa? Una frittata? Una torta margherita?

3- Ma forse non ho capito niente e questa è soltanto una gara nazionale di base jumper: si salta tutti nel vuoto e si sta a vedere chi si salva. Insomma, una nuova tecnica di selezione della classe dirigente.

4- Potrebbe anche essere altro. Renzi visto come un maestro severo, lo si  caccia via e poi si potrà finalmente tornare a bigiare a scuola, forse anche a farsi qualche canna di nascosto, nel cesso. Insomma, oggi non si gioca perché gioca solo lui. Quindi, mandiamolo a casa e poi vediamo. Persino gli asini che hanno organizzato la Brexit avevano più il senso della politica e della strategia. Qui, mi sembra, siamo al punto zero di tutto.

5- Con qualche differenza. La componente “di destra” (diciamo così) del fronte del No, ha qualche idea (uscita dall’euro, ad esempio, cacciata degli immigrati, diffusione delle armi, la finanza pubblica che paga la difesa di chi ammazza un povero ladro, ecc.). La componente di sinistra, invece, niente. Vuole solo liberarsi del suo segretario. Di nuovo: per fare cosa? Con quale maggioranza?

6- E’ solo un dettaglio, forse, ma devo ricordare che in Italia c’è stato solo un leader che ha battuto la destra, non una ma due volte, e cioè Romano Prodi (non D’Alema, che non ha mai vinto un’elezione in vita sua, mai). Ebbene, tutte e due le volte è stato il suo stesso schieramento a liquidarlo. Dal che si ricava un insegnamento di discreta importanza: è più  facile far cadere uno dei tuoi che battere gli avversari. Un po’ come picchiare la propria moglie, facile.

Oggi si sta ripetendo lo stesso copione. Persino nei particolari. Anche con Prodi non sapevano che cosa fare dopo (e infatti è arrivata la destra). Ma la cosa importante era quella di liberarsi dell’alieno, del mite professore tanto buono, ma mica dei nostri. Renzi non è così mite, ma è un alieno anche lui. Fa delle cose, vede gente, vuole addirittura fare dell’Italia un paese moderno.

Già, e noi poveri vecchi tromboni che cosa facciamo poi?

Abbiamo appena imparato a usare l’iPad.