Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

Non vendete alle Coop

Va alla moglie e alla figlia il controllo dell'impero.

di Giuseppe Turani |

Tutti gli esperti di diritto testamentario che non sono stati consultati da Bernardino Caprotti diranno che ha fatto un gran pasticcio. In realtà, avendo avuto due mogli con relativi figli (una parte dei quali non stimati molto) era complicato fare le cose bene. Ma alla fine il testardo patron della Esselunga non si è affatto comportato male. E ha anche trovato il tempo di fare un bel gesto, da signore d’altri tempi: ha lasciato metà del suoi risparmi alla fedele segretaria (che chissà quante deve averne passate, con il carattere che il defunto aveva…) e l’altra metà ai nipoti, i figli dei fratelli che aveva estromesso dalla società.

Per quanto riguarda l’impero vero e proprio non sembra aver avuto dubbi. Il 70 per cento della Supermarket (che controlla Esselunga) è andato alla moglie Giuliana e alla figlia Marina. E lo ha fatto quando era ancora in vita e ben cosciente. Agli altri due figli (del precedente matrimonio, Violetta e Giuseppe) ha lasciato la quota di minoranza, il 30 per cento.

Stessa divisione, all’incirca, per la Villata, la società che possiede parte del patrimonio immobiliare della Esselunga: 50 per cento alla moglie e i resto ai due figli, Violetta e Giuseppe.

Poiché erano in corso, e da anni, liti giudiziarie fra Bernardino e i figli Violetta e Giuseppe per il controllo del gruppo è probabile che ci siano code giudiziarie, anche lunghe e complicate. Caprotti si lascia alle spalle infatti un gioiello che vale moltissimo. A fare i conti in fretta la Esselunga può valere non meno di 6-7 miliardi di euro. C’erano giù dei contatti, avviati dallo stesso Caprotti, per la sua vendita che adesso sono stati sospesi. Bisognerà attendere le decisioni delle due signore eredi della maggioranza (sempre nell’ipotesi che il testamento non venga impugnato). E controllare che non ci siano clausole speciali nel testamento.

Per ora si può solo immaginare che la moglie e la figlia non abbiano alcuna intenzione di gestire un colosso del genere. E quindi è abbastanza probabile che alla fine decidano di vendere piuttosto che mandare tutto a rotoli.

Ma a chi vendere?

Per ora le offerte più concrete (e sostanziose) sono arrivate dall’estero. E è probabile che quello sia il destino della Esselunga. Non si vede, in Italia, chi possa entrare in gara per la proprietà. Lo stesso Caprotti si sarebbe raccomandato di non vendere alle Coop, suoi tradizionali nemici.

Se questo dovesse accadere, come appare possibile, alla fine saremmo riusciti a cedere all’estero quasi tutta la grande distribuzione italiana. La Standa è andata a un gruppo austriaco (controllato dai tedeschi) e la Rinascente ai thailandesi.

(Da "Tiscali.it") del 7 ottobreb 2016)