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Comici e comiche

La Raggi balla da sola. E Grillo anche: vuole perdere, non vincere.

di Giuseppe Turani |

E’ difficile mantenersi seri davanti al circo a 5 stelle riunito a Palermo, con la signora Raggi che balla (da sola) spensierata, con degli esaltati che picchiano persino i giornalisti amici e con improbabili guru che parlano di economia circolare o di economia blu e altre sciocchezze analoghe.

Però ci si può provare. Il primo punto riguarda il “rientro” di Grillo: qualcuno deve decidere, deciderò io. Interpretare questa mossa a sorpresa non è difficile: lui stesso valuta che i “colonnelli” che ha piazzato alla testa del movimento, il famoso direttorio, è fatto sostanzialmente di pistola. Tanto che gli tocca prendere in mano le redini personalmente, dopo aver cacciato (sciolto) lo stesso direttorio. Fora di ball.

In sostanza, lo stesso Grillo conferma che il metodo di selezione “via Rete” è una coglionata, se nel giro di pochi mesi deve liquidare quegli stessi che aveva messo alla testa del Movimento.

Purtroppo, per lui e per la sua creatura, non esistono seconde file migliori delle prime: quelli erano i migliori. Solo che non sanno niente, confondono le cose, davanti alla prima grana politica (nomine Roma) sbarellano in modo vistoso, mentono platealmente, si fanno ridere dietro da tutta la stampa nazionale e internazionale.

Grillo, quindi, è solo alla testa del suo Movimento-affare (con il blog guadagna un sacco di soldi). Non può contare su nessuno.

E infatti, anche se i suoi fan fanno finta di niente, ha cambiato strategia. Dice che conquisterà prima la Sicilia e poi palazzo Chigi, ma intanto si schiera a favore di una legge elettorale (il proporzionale) che gli impedirà, se approvata, di arrivare a conquistare il governo nazionale. Matematicamente.

L’apparente contraddizione si spiega facilmente: Grillo non vuole andare al governo. Vuole stare felicemente all’opposizione. Così può fare dieci battute al giorno contro chi governa (ladri, venduti, vi impiccheremo, fuori i soldi, ecc.) e può anche liberare i suoi cani da assalto che per quelle cose lì vanno benissimo. A urlare e a spargere balle sono bravi.

E questa è l’unica cosa intelligente che ha deciso: in fondo la sinistra è stata all’opposizione per più di mezzo secolo e è campata benissimo. Tanti deputati, tante posizioni di potere, tante carriere. L’opposizione, se ci si pensa, non è male: non si hanno responsabilità, si incassano buoni stipendi, si sta spesso in prima pagina, si va ai talk show sereni e distesi.

Questa, al di là degli annunci roboanti, è la vera strategia di Grillo: se non fosse così, sarebbe inchiodato intorno all’Italicum, l’unica legge elettorale che potrebbe consentirgli di arrivare a palazzo Chigi, e la difenderebbe su tutte le piazze d’Italia. Invece no, spreca fiato, urla e scuotimento di chioma bianca per l’unica legge elettorale (il proporzionale) che lo taglia fuori da un simile traguardo. Insomma, non vuole vincere. Vuole perdere.

Anche perché le acque intorno al Movimento sono sempre più confuse, indecifrabili. Oggi è impossibile dire di chi sia la creatura. Formalmente è di proprietà di Grillo, che conserva la proprietà del simbolo.

Ma tutto il resto sta sui server della Casaleggio & Associati, ma lui non è associato e nemmeno sta nella “piattaforma Rousseau”, che è la struttura informatica “dentro” la quale c’è tutto il Movimento (iscritti, procedure, ecc.). In sostanza Grillo è il padrone, ma le chiavi di casa le ha il giovane Casaleggio e a lui non le fanno nemmeno vedere. Mai visto un pasticcio del genere.

Può andare lontano un ambaradan del genere? Non molto. Ecco perché Grillo non punta seriamente al governo: non ha gli uomini (sono tre mesi che cercano di fare una giunta a Roma, a Torino hanno recuperato gente di An), non ha un programma che non sia fatto di sciocchezze, e non è nemmeno sicuro di avere un Movimento, che forse è già di Casaleggio. I soldi, comunque, attraverso i clic sul blog proprio di là passano.

Lui strepita e urla in giro per le piazze, scuote la bianca chioma, lancia ultimatum a tutti, boccia e promuove assessori, dice no a qualsiasi cosa (tav, termovalorizzatori, ecc.), ma a fine mese è Davide Casaleggio che gli stacca l’assegno. E è ancora Davide Casaleggio che tiene ben strette le chiavi del movimento.

Uno spettacolo, davvero un po’ comico.