Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

Streghe e gatte morte

Avventure e disavventure della Raggi  e della Appendino.

di Giuseppe Turani |

Siamo decisamente degli ingenui. Non con l’anello al naso, ma quasi. La ricostruzione dei fatti romani legati alle Olimpiadi sembra essere questa.

La signora Raggi stava davvero sulle scatole ai pasdaran del Movimento (cioè ai più puri della Terra): troppa confusione, troppa gente un po’ così, dubbia, intorno. E quindi era già approvata l’idea di non farla salire sul palco della grande kermesse pentastellata di Palermo. In pratica una condanna pubblica come strega.

Allarmato scambio di telefonate con Grillo: che si fa? Il comico sa che non si può bruciare pubblicamente il neo-sindaco di Roma, ogni tanto i pasdaran esagerano. E quindi fornisce il consiglio. Ti serve un Vaffa della madonna. Devi ricevere questo gentiluomo di Malagò per la storia delle olimpiadi? Trattalo peggio che puoi. Una scarpa in testa?

No. Lascialo in anticamera come un disoccupato. Va a farti una pizza e fatti vedere. Non riceverlo, vada a cacare.

E questo è stato fatto. Così  adesso la signora Raggi, che doveva essere bruciata come strega dagli stessi pasdaran grillini, potrà salire orgogliosamente sul palco di Palermo (suppongo con tanto di fascia tricolore). E magari tenendosi per mano con la sua collega torinese Appendino.

Dopo Palermo, comunque, dovrà tornare per forza a Roma. Le olimpiadi ormai sono state sotterrate per i prossimi vent’anni e quindi si aspetta di vedere se c’è qualche altra idea. O se, come minimo, si riesce a completare la giunta e a portare via un po’ di monnezza. Ma ci sono seri dubbi. Virginia è troppo contenta di essere Virginia (con la fascia tricolore poi…) per perdere tempo a fare anche il sindaco.

La previsione corrente è che i pasdaran hanno messo la legna in magazzino. Se non accade niente, come è probabile, prima di Natale, quando topi, cinghiali e gabbiani saranno i padroni della città, la povera dovrà salire sulla pira per purificare il Movimento, magari avendo prima licenziato l’assessore Muraro.

Qualche difficoltà si immagina anche per la sua amica Appendino. La quale ci ha anche costretti a un lavoro extra. Si è saputo infatti che nella capitale piemontese è chiamata comunemente “monia quacia”, espressione di traduzione non immediata. Dopo qualche ricerca si è scoperto che significa, in piemontese stretto, monaca queta, silenziosa. In pratica, in italiano corrente, gatta morta.

Ma anche lei non è immacolata. Sembra, dicono i maligni, che il vero sindaco sia il suo capo di gabinetto, tale Paolo Giordana. Uno, si accusa, che non è  mai stato del Movimento: lo ha portato la stessa Appendino all’inizio della campagna elettorale. E è uno di Alleanza Nazionale, poi transitato nel Pd, al servizio di ben tre assessori.

Insomma, uno assai poco nuovo. Una sorta di avanzo, residuato, della vecchia politica torinese, proprio quella che il Movimento combatte con tanto ardore. E allora come mai di fatto fa il sindaco?

In più, si è già fatta rubare il Salone del Libro da Milano e ha impestato il Po (a Torino!) di alghe. E, di quando in quando, insiste nella sua lotta ai bolliti a favore di razioni abbondanti di broccoli e carote.