Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

Fed aggressiva, a parole

Ma più accomodante nei fatti. Con i tassi si procede lentamente.

di Marco Vailati |

Nel complesso, la Fed si è rivelata divisa al suo interno e imbrigliata‎ dal contesto difficile, schiacciata tra l'incudine (credibilità, autonomia) e il martello (crescita non forte). La decisione emersa regala altro tempo all'attuale trend di crescita moderata e fragile ma supportata, fornendo modesto sostegno sia alla borsa sia alle obbligazioni a scapito del dollaro. Dollaro che, dato l'atteggiamento comunque più espansivo delle altre banche centrali, non dovrebbe indebolirsi troppo. Il maggiore beneficiario di tutto ciò dovrebbe essere il mondo emergente. 

In dettaglio:

Fatto: la politica monetaria della Fed è rimasta immutata con i tassi fermi al range definito con l’aumento dello scorso dicembre 0,25-0,50 (nonostante all’epoca vennero previsti 4 aumenti da 25bp per il 2016) 


Parole: la retorica del comunicato di accompagnamento alla decisione si è rivelata più aggressiva rispetto a quella dei meeting precedenti. Si è infatti definito lo scenario dei rischi sull'outlook economico bilanciato e i tempi più maturi per un aumento dei tassi poiché l'attività si è ripresa dal passo modesto del primo semestre, anche se si è preferito aspettare ulteriori progressi verso gli obiettivi  per agire. 


Proiezioni: i c.d. Dots nel complesso sono stati rivisti al ribasso, ma ci sono state 3 richieste di alzare i tassi già ora (massimo numero di dissenzienti da tempo immemore) e ci sono stati altri 10 membri che erano già convinti ci debba essere un aumento entro fine anno, altri 4 propensi a più di un aumento, mentre solo 3 ritengono di poter aspettare l'anno nuovo. 


Il mercato riflette questi dati portando la probabilità implicita di un rialzo a dicembre 2016 dal 50% al 61%. Tuttavia la probabilità implicita di un rialzo a dicembre 2017 resta solo all'82%, cioè non è data ancora per certa‎.


Nel dettaglio i Dots sono cambiati così:

  • 2016 da 0.9% 0.6%, (cioè 1 rialzo previsto)
  • 2017 da 1.6% a 1.1%, (cioè altri 2 rialzi previsti)
  • 2018 da 2.4% a 1.9%, (cioè altri 3 rialzi previsti)
  • 2019 a 2.6%, (cioè altri 3 rialzi previsti)
  • Lungo periodo da 3.0% a 2.9%

Ne consegue che se si fa concretamente più vicino il primo rialzo si fa anche più moderato e diluito bel tempo il successivo sentiero di normalizzazione. Ciò fa da supporto agli asset finanziari e non sostiene il usd. 


Previsioni‎: le previsioni economiche per i prossimi anni sono state moderate. 

Nel dettaglio le previsioni macro sono cambiate così:

  • 2016 Gdp da 2% a 1.8%, disoccupazione da 4.7% a 4,8%, inflazione Pce globale da 1.4% a 1.3%,
  • 2017 Gdp invariato a 2%, disoccupazione invariata a 4,6%, inflazione Pce globale invariata a 1.9%,  
  • 2018 Gdp invariato a 2%, disoccupazione da 4.6% a 4,5%, inflazione Pce globale invariata a 2.0%,  
  • 2019 Gdp 1.8%, disoccupazione a 4,6%, inflazione Pce globale a 2.0%
  • Lungo periodo Gdp da 2% a 1.8%, disoccupazione invariata a 4,8%, inflazione Pce globale invariata a 2.0%.
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Ciò evidenzia un quadro di crescita moderata con occupazione forte ma senza inflazione che quindi rende opportuno un approccio molto graduale alla normalizzazione dei tassi. 

(Marco Vailati, responsabile ricerca e investimenti di Cassa Lombarda)