Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

La stagione nera delle multinazionali

Tutti gli Stati vogliono soldi per tasse arretrate o danni vari.

di Giuseppe Turani |

Per tutti quelli che “gli Stati sono schiavi delle multinazionali” siamo in una stagione di piccole delusioni. Si comincia con l’Europa, che pur non essendo nemmeno uno stato, pianta una grana da molti miliardi di dollari alla Apple per tasse non pagate. E che promette di andare presto a sistemare i conti anche con i giganti della Rete: Facebook, Google, ecc. E si prosegue con gli americani che vogliono soldi dalla Deutsche Bank e dalla Volkswagen. Sempre miliardi, di dollari o di euro. E non è finita: aspettiamoci altri colpi di scena e altre richieste miliardarie.

Ma, si dirà, queste sono ripicche commerciali occasionali che non fanno testo. In parte è vero, ma in parte no. In realtà, sui mercati internazionali tira un’aria nuova.

Sta accadendo qualcosa di importante: un po’ tutti stanno frenando sulla globalizzazione, Non in senso assoluto, ma in senso relativo. La globalizzazione (qualunque cosa dicano oggi i no-global, un po’ scomparsi per la verità) c’è sempre stata, da subito dopo l’epoca delle palafitte. Il mondo antico era, spesso, interconnesso come oggi: non aveva Internet e le reti telematiche, ma navi veloci che univano continenti e che trasmettevano affari, usi e costumi e malattie.

E oggi che cosa sta accadendo? Quello che è sempre successo: nei momenti di grande espansione economica, la globalizzazione diventa di moda fino a presentarsi quasi come un dogma che non ammette discussioni.

Quando poi il vento gira dall’altra parte, quando c’è crisi, la globalizzazione sale sul banco degli imputati e non piace più a nessuno. Gli Stati riscoprono gli “interessi propri” e cominciano a infastidire gli altri, ridiventano in parte protezionisti.

Non perché siano volubili. Anzi. Ritengono che in un’economia molto globalizzata si finisca per dipendere troppo da fattori esterni, su cui non si ha controllo alcuno. In un’economia più  “nazionale” questi rischi diventano minori, più gestibili.

Probabilmente si tratta solo di un’illusione. Ma le spinte nazionalistiche e populiste che sono apparse tanto in America quanto in Europa nascono da questa convinzione: c’è brutto tempo, piove, ma se ci chiudiamo in casa, ci proteggiamo meglio. Se andiamo in giro per il mondo, corriamo più rischi.

Al primo accenno di ripresa economica, però, tutti questi nazionalismi scompariranno come neve davanti al primo sole. E gli Stati torneranno a essere più tolleranti con le multinazionali altrui.

(Dal "Quotidiano Nazionale" del 21 settembre 2016)