Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

La grande fuga dal niente

Quasi impossibile fermare il flusso dei migranti.

di Giuseppe Turani |

Renzi sta facendo la voce grossa sulla questione degli emigranti con l’Unione europea. Ha ragione, ma temo che tanto lui quanto Bruxelles sottovalutino la questione. I migranti arrivano qui, dopo viaggi e sofferenze terribili, perché stanno scappando da guerre e conflitti, si dice (papa compreso). E quindi c’è il nostro dovere, morale e politico, di accoglierli e aiutarli.

Ma non è sempre vero. Anche se riuscissimo, con un colpo di bacchetta magica, a cancellare tutte le guerre del mondo, il flusso degli emigranti non si arresterebbe. E anche oggi molti arrivano da zone dove non c’è la guerra, ma dove forse c’è di peggio: la miseria, il niente.

Gli esempi che vanno in questa direzione sono molti. Gli Stati Uniti da anni fanno qualsiasi cosa nella frontiera con il Messico (sparano con una certa facilità, anche), ma l’immigrazione clandestina non si arresta. Il perché è semplice. Se entri in America, puoi sperare in qualcosa, un lavoretto, magari una raccomandazione per non essere più un immigrato clandestino. Se rimani nelle campagne del Messico, non hai alcuna speranza.

Altro esempio. Il Brasile forse farebbe a meno di avere le grandi città circondate da favelas terribili, dove si accalca un’umanità sempre in crescita e che vive in condizioni spaventose. Ma la gente accorre, fuggendo dal Nord Este e da altre aree per una ragione molto elementare: se stai nelle desolate campagne del Nord Este, semplicemente non hai alcun futuro. Se sei in una favela, hai la speranza di riuscire un giorno a attraversare la strada, trovare un lavoro qualsiasi e vivere una vita decente.

Con i nostri immigrati, guerre a parte, accade la stessa cosa. La gente affronta rischi terribili per venire qui, dove c’è tutto, e scappare da dove non c’è niente. E fino a quando il mondo sarà fatto di posti dove c’è tutto confinanti con altri dove non c’è niente, la gente si sposterà verso le zone dove c’è il benessere.

I flussi migratori, quindi, non sono un episodio, ma sono una costante. Noi stessi, d’altra parte, abbiamo smesso di essere migranti solo quando qui, dopo la guerra, è spuntato il benessere. E di recente siamo tornati a migrare, sia pure in misura minima.

Se tutto ciò è vero, si pone un problema serio: che cosa fare con i migranti?

Certamente non quello che si fa adesso: oggi quando arrivano, si sbattono in quale struttura gestita da qualche cooperativa (spesso losca), si stanziano un po’ di soldi (su cui si specula)  per il loro mantenimento, e si passa a altro.

La Germania, che è un paese davvero ricco e che sa quello che fa, ha accolto più di un milione di immigrati, non poche decine di migliaia. Ma sta spendendo cifre altissime per fare di loro dei veri tedeschi, dei soggetti buoni per lavorare. Case, scuole per i bambini, corsi di lingua, ecc. E lo fa non per ragioni umanitarie, ma semplicemente perché, come noi, è afflitta da un calo di popolazione. E cerca di rimediare con gli immigrati.

Noi non abbiamo i mezzi per fare come la signora Merkel, ma è chiaro a tutti che il paese va verso il declino demografico. Specialmente al sud, dove nel giro di qualche decennio la popolazione sarà addirittura dimezzata, riducendosi a pochi milioni di individui.

Che cosa fare allora con gli emigranti? La risposta più breve (e cinica, fredda) è questa: fare entrare solo quelli che ci servono. Stabilire di quanti immigrati l’Italia ha (e avrà) bisogno e accettare solo quelli. Dopo di che farli diventare cittadini a tutti gli effetti. Magari con una cerimonia pubblica, con giuramento collettivo sulla Costituzione, consegna dei passaporti e torta, esattamente come avviene da sempre negli Stati Uniti.

E quelli che arrivano “in più”? Vanno rispediti a casa loro o in qualche altro paese europeo che eventualmente ne faccia richiesta. Non esistono alternative. Oggi l’Europa (e anche l’Italia)si comportano come se si potesse accogliere tutti. Ma non è vero.

Se su questo punto non si è determinati, si rischia di mandare tutto allo sfascio.

(Da "Tiscali.it" del 19 settembre 2016)