Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

A fari spenti

Politica "espansiva" fino al referendum.

di Giuseppe Turani |

Per ora l’Irpef, l’imposta sui redditi delle famiglie, non scende. Chi si era fatto qualche illusione, se la può togliere. C’era stata, tempo fa, una promessa del premier, ma adesso c’è anche la smentita. Autorevole e definitiva. C’è infatti una dichiarazione ufficiale del ministro dell’economia Padoan: nella prossima legge di manovra finanziaria (valida per il 2017) nessuna riduzione dell’Irpef. Argomento chiuso.

Lo stesso Padoan, però, afferma che comunque la pressione fiscale complessiva scenderà, anche se non si sa di quanto. Spiega che in Italia le imposte sono troppo alte e che quindi devono scendere. Dall’insieme delle sue dichiarazioni sembra di capire che fra ridurre le imposte alle famiglie o alle imprese si è scelta la seconda strada.

E questa sarebbe anche una cosa saggia: meno imposte significa maggiore competitività e, si spera, maggiori esportazioni. Quindi maggior lavoro per tutti.

Per il momento manca qualsiasi cifra e quindi non è possibile fare ragionamenti che abbiamo un minimo di attendibilità. Quello che si può dire, visto lo stato dei nostri conti pubblici, è che forse la pressione fiscale scenderà (come promette Padoan), ma di poca cosa, qualche decimale.

Non sarà, insomma, da questa operazione che verrà il rilancio dell’economia italiana. Problema che rimane per ora molto evocato, ma anche un po’ nel vago. Quello che si sa è che quest’anno la crescita italiana sarà intorno allo 0,8 per cento (contro lo 0,6 dell’anno scorso e il meno 0,4 di due anni fa). L’anno prossimo, forse, si riuscirà a superare la linea dell’1 per cento. Ma, per ora, è un obiettivo più che una certezza.

In queste condizioni, anche se sono stati raggiunti risultati interessanti dall’introduzione del Job Acts a oggi, la disoccupazione è destinata a rimanere ancora alta, sopra il 10 per cento. L’occupazione, infatti, comincia a crescere solo in presenza di una crescita molto robusta e costante. Gli imprenditori, cioè, assumono quando sono sicuri che il paese è avviato su un binario di solida e sicura crescita. Oggi, invece, le incertezze sono ancora molte.

Compresa quella sul destino del governo e della politica italiana dopo il referendum costituzionale. Se poi a queste si aggiungono le incertezze provenienti dall’estero, il quadro sarà completo.

Per il momento, questa è la verità, stiamo viaggiando un po’ a fari spenti. Dopo il referendum si capirà se siamo finiti in un fosso o su un terreno solido.

(Dal "Quotidiano Nazionale" del 13 settembre 2016)