Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

Brexit/Salto nella miseria

A sorpresa gli inglesi scelgono di diventare un'isola fuori dal mondo. E più povera. (Boris Johnson, ex sindaco di Londra)

di Giuseppe Turani |

Adesso si spacca tutto. Nigel Farage e Boris Johnson hanno voluto il referendum sull’uscita dell’Inghilterra dalla Ue. Lo hanno vinto, contro ogni previsione, e adesso dovranno vedere di tenere insieme quel che resta del loro paese. Non è escluso  che passino alla storia come i due dementi  che hanno distrutto ciò che aveva resistito nei secoli, e cioè la democrazia inglese.

Avranno molto lavoro. Intanto dovranno recarsi fra qualche giorno all’aeroporto di Londra a ricevere quel migliaio di altissimi e pagatissimi funzionari inglesi presso la Ue di Bruxelles che verranno ovviamente rispediti in patria, senza stipendio e senza lavoro. E in una Londra che nel giro di pochi giorni sarà solo l’ombra di se stessa perché non sarà più la capitale finanziaria dell’Europa. Molto probabilmente tutto si sposta a Francoforte.

E, cosa ancora più complicata, Farage e Johnson dovranno cercare di tenere a bada il fantasma da essi stessi evocato: Irlanda del Nord e Scozia, tanto per cominciare sono per rimanere fermamente in Europa (mica scemi). E quindi non è escluso che parta un’operazione di scissione. Voi di là, noi di qui.

E non si può nemmeno escludere che si apra un inedito problema Londra. La capitale inglese, infatti, esce come bombardata, distrutta, da questo referendum (contro il quale  si è espressa a gran voce) e quindi alla fine potrebbe anche pensare di ribellarsi o di costituirsi in zona franca. O di piantare qualche altra grana.

E poi ci sono gli inglesi. Oggi vedremo i mercati, ma dalle notizie che arrivano dall’Asia sono già più poveri di un bel 10 per cento secco (crollo della sterlina), ma prima della settimana prossima potrebbero anche arrivare a aver perso il 20 per cento della loro ricchezza.

Farage e Johnson, naturalmente, possono pensare che questo sia un piccolo prezzo (10-20 per cento di benessere) in cambio della libertà dai feroci funzionari (in buona parte inglesi) della  Ue. Ma il peggio deve ancora venire. La Ue ha detto che non ci saranno trattative e è molto probabile che le cose stiano così: chi se ne va, se ne va. Chiuda la porta e via. In questo caso l’Inghilterra si avvia verso un avvenire standard di semi-povertà  e di marginalità nel mondo. Ieri sera, gli inglesi hanno votato, in realtà, per uscire dalla storia e per entrare nel regno del non-benessere.

E gli altri? Quella persona innominabile che è madame Le Pen è già che li che strepita che vuole il suo referendum per realizzare la Frexit. E qui da noi, ovviamente, gli fa eco Salvini, un’altra delle migliori teste del paese. Entrambi non schiodano niente nei propri paesi (come Farage e Johnson) e puntano su un referendum analogo a quello  inglese per ritornare sugli spalti.

Dubito che venga loro  concesso. Nessuno in realtà ha voglia di incamminarsi lungo io sentiero rovinoso della Brexit.

Anche perché  i danni ci sono già. Vedremo i mercati  con più  calma, ma lo spread è già volato a quota 185. Le Borse asiatiche sono già crollate e fra pochi minuti cominceranno a crollare anche quelle europee.

Per ora può bastare, ma c’è ancora di peggio dietro l’angolo.

(Da "Tiscali.it" del 24 giugno 2016)