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Brexit, Bce e Fed pronte a intervenire

E' quanto hanno assicurato ieri Draghi e la Yellen.

di INTESA SANPAOLO |

DA SEGUIRE OGGI

Area Euro - La stima flash dell’indice di fiducia dei consumatori potrebbe leggermente migliorare a giugno a -6,9 da -7,0, ma i timori legati al Brexit potrebbero aver pesato sull’indagine mensile. Nel primo trimestre il morale si era deteriorato (-8,2), toccando a marzo un minimo da dicembre 2014. Pur rimanendo al di sopra della media di lungo periodo, le incertezze geopolitiche su vari fronti continueranno a mantenere la fiducia oscillante nei prossimi mesi.

BCE - Si tiene oggi la prima asta trimestrale con scadenza a quattro anni del programma TLTRO II. Il tasso applicato è il refi, ma se saranno soddisfatte delle condizioni minime sull’andamento degli impieghi fra gennaio 2016 e gennaio 2018 il tasso può essere ridotto fino a coincidere con il tasso (negativo) sui depositi presso BCE. Le banche sottometteranno le richieste di fondi entro le 13:30 di oggi e il risultato sarà comunicato venerdì. Secondo una survey di Bloomberg, al netto del rimborso di 368 miliardi di euro di fondi presi nelle prime TLTRO (su 425 miliardi complessivi) e girati sul nuovo programma, la richiesta di fondi sarà di circa 50 miliardi di euro.

Stati Uniti - Le vendite di case esistenti a maggio sono attese in aumento a 5,65 da 5,45 mln di aprile. I contratti di compravendita hanno registrato un’impennata ad aprile, da un trend già positivo da inizio 2016, e puntano a un trend più forte per le vendite di case esistenti nella parte centrale dell’anno.

IERI SUI MERCATI

Area euro - Nell’audizione al Parlamento Europeo, il presidente della BCE Draghi ha difeso i benefici delle misure espansive adottate dalla Banca centrale, sottolineando i progressi sul fronte dell’accesso al credito e ai mercati dei capitali per le imprese, e la riduzione dei rischi negativi per lo scenario. Allo stesso tempo, però, ha ribadito che la BCE è pronta a intervenire con tutti gli strumenti a disposizione, se fosse necessario, e ha fatto esplicito riferimento “alle contingenze che seguiranno il referendum inglese sull’UE”. La reazione della BCE ad un voto per l’uscita dipenderà dall’intensità, dalla composizione e dalla durata dei movimenti di mercato: la BCE deve reagire a un restringimento indesiderato delle condizioni finanziarie, ma gli strumenti devono anche essere adeguati al problema da risolvere. Probabile l’annuncio di misure per garantire la liquidità ai mercati in caso di stress, anche in cooperazione con la Bank of England. Sul fronte domestico, il programma di acquisto titoli APP dovrebbe aiutare a mitigare l’impatto i paesi periferici. Pensiamo che la BCE annuncerebbe un’estensione temporale del programma solo in caso di chiaro rallentamento della crescita, ma indicazioni in tal senso difficilmente si avranno prima di settembre; nell’immediato, una differente modulazione degli acquisti potrebbe aiutare a contenere la reazione di mercato. Un taglio dei tassi non si può escludere, ma avrebbe più valenza simbolica. Per inciso, in apertura del suo discorso Draghi ha preso atto del giudizio favorevole della corte suprema tedesca sulle OMT, che sgombra definitivamente il campo dai pretestuosi ricorsi avanzati dagli ambienti ultraconservatori in Germania.
Draghi ha confermato la valutazione positiva del ciclo economico e delle prospettive per la dinamica inflazionistica espressa nel comunicato introduttivo dello scorso 2 giugno. Draghi ritiene che le misure BCE, introdotte tra dicembre e marzo, possano riportare l’inflazione verso il 2 per cento nel medio termine. In particolare, ha ripetuto che le misure di marzo hanno contribuito ad attenuare i rischi verso il basso per la crescita area euro ed ulteriore impulso verrà dalle misure che sono ancora nella prima fase di implementazione, come gli acquisti di corporate bonds e TLTRO II (v. sopra). Allo stesso tempo, Draghi ha riconosciuto che l’incertezza rimane elevata a causa della fragilità dello scenario globale e per motivi geopolitici.
Draghi ha richiamato ancora una volta le istituzioni competenti a fare di più per creare un ambiente istituzionale più favorevole alla crescita e alla produttività, citando in particolare azioni per favorire gli investimenti aziendali (in particolare, Capital Market Union e completamento dell’Unione Bancaria), nonché l’approfondimento del Mercato Comune per energia, trasporti ed economia digitale. Inoltre, ha dichiarato che la BCE è a favore di un’estensione dell’Investment Plan dell’UE oltre il 2018.

Germania - Contrariamente alle attese, l'indice ZEW sulle attese è salito da 6,4 a 19,2 in giugno. L'indice rimane ancora sotto la media a lungo termine, ma l'indice sulle condizioni correnti è salito per il terzo mese consecutivo a 54,5 da 53,1 ed è ben al di sopra la media a lungo termine. Anche l'indice ZEW sulle prospettive per la zona euro è salito a 20,2 da 16,8. L'incertezza nelle settimane precedenti il referendum sull’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea sembra aver avuto un impatto limitato sul morale degli investitori, anche perché la dinamica di fondo dell'economia tedesca è percepita come più che solida. Le indagini INSEE e PMI in uscita giovedì, insieme all’IFO venerdì, offriranno maggiori indicazioni sullo stato di salute dell’economia euro zona. Il rimbalzo dello ZEW a giugno suggerisce un ulteriore recupero dell’IFO fino a 108,4 da 107,7.

Stati Uniti - Yellen, nell’audizione semestrale sulla politica monetaria, ha dato una valutazione ancora generalmente positiva della situazione e dello scenario economico, sottolineando che nonostante la notevole volatilità, la crescita dovrebbe proseguire, con ulteriori miglioramenti del mercato del lavoro e dell’economia nel suo complesso. Yellen ha rilevato esplicitamente il rallentamento della dinamica occupazionale, ma ha anche ripetuto che “è importante non reagire eccessivamente a uno o due rapporti”. Però secondo Yellen “rimane un’incertezza considerevole riguardo allo scenario economico”: a livello domestico non si può escludere uno scenario di persistente bassa produttività e crescita, a livello internazionale restano i rischi collegati alla Cina e al referendum inglese. Yellen comunica questa incertezza affermando che “procedere in modo cauto nell’alzare il tasso sui fed funds ci permetterà di mantenere in atto lo stimolo monetario alla crescita economica mentre valutiamo se la crescita sta tornando a un ritmo moderato, se il mercato del lavoro si rafforzerà ulteriormente e se l’inflazione continuerà a fare progressi verso l’obiettivo del 2 per cento”. In conclusione, Yellen ribadisce il messaggio che la politica monetaria è dipendente dai dati e flessibile e, proprio per questo, incerta e non riconducibile a un “sentiero predeterminato”. L’audizione al Senato conferma che solo l’evoluzione dei dati potrà sciogliere i dubbi sul sentiero dei tassi, nel breve e nel medio termine. L’evento corrispondente alla Camera oggi non dovrebbe modificare le informazioni disponibili.