Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

Renzi, si sposti un po' più a sinistra

E Grillo scenda con i piedi per terra. I problemi dei due leader.

di Giuseppe Turani |

“Adesso cambia tutto” è l’entusiastico commento del comico genovese di fronte alla conquista dei due sindaci, Roma e Torino. Naturalmente, non è vero. Doveva anche aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno. Ma il Parlamento se ne sta lì buono e tranquillo. Doveva abbattere l’Europa delle banche (insieme a quel bel fascistone inglese di Farage), ma non siamo nemmeno all’inizio dei lavori.

E quindi figurarsi che cosa potrà mai fare con due sindaci. Niente. Semmai la vita si complicherà, e molto, per il suo movimento. Nel senso che la stagione delle rodomontate sta finendo. Adesso bisogna fare andare gli autobus, dare la colazione ai bambini delle scuole, tenere insieme i conti (soprattutto a Roma). Di divertente o di esaltante non c’è niente: ci sono due città difficili da mandare avanti, una delle quali (Roma) è un caso disperato.

E quindi o il Movimento riesce a cambiare, a diventare serio, oppure Roma e Torino diventeranno due tombe delle ambizioni grilline. Poiché il personale politico messo in linea dal comico è quello che è (un misto di spavalderia e di incompetenza) già vedo arrivare grandi dichiarazioni roboanti, ma non molto di più.

Il comico e i suoi colonnelli dovrebbero, infine, ricordare una cosa: quelli che li hanno votati sono persone disperate, che non credono più alla politica e che si aspettano da loro qualche miracolo. Ma la Raggi e l’Appendino non sono due versioni moderne della Madonna e i miracoli non li sanno fare. Al momento stanno pedalando in salita. Si vedrà se strada facendo riescono a combinare qualcosa, ma ho fortissimi dubbi.

Più interessanti i ragionamenti intorno a Renzi e al Pd. La sinistra interna, ma non solo quella, cerca di far passare in queste ore una specie di mantra: dove il Pd si è alleato a sinistra ha vinto, dove si è alleato a destra (o al centro) ha perso. Ergo, avevamo ragione noi. Il governatore della Toscana, una sorta di residuato stalinista, ha già dichiarato che è ora di riportare il Pd a sinistra e che lui è pronto (se gli danno il posto di Renzi).

Che senso hanno questi ragionamenti? Nessuno. Sembrano avanzi della terza internazionale, destra, sinistra, centro.

La verità è molto più articolata e complessa. Il Pd vince dove è riuscito a mettere insieme un’offerta politica moderna (vedi Milano) e sganciata dalle vecchie storie politiche. In parole più chiare: a Milano il Pd ha trovato una sua classe dirigente, Sala, che non è cresciuta nelle vecchie sezioni attaccando manifesti, ma che ha fatto delle cose. E questo è piaciuto.

Dove invece il Pd si è presentato con le vecchie facce, e i vecchi programmi (qualche asilo in più, ecc), ha perso, superato dai grillini, certamente più fantasiosi (anche se poi magari saranno inconsistenti).

Allora il problema del Pd è semplice. Non si tratta di perdere tempo a discutere se un po’ più al centro o un po’ più a sinistra. Bisogna rimboccarsi le maniche, finire la rottamazione anche a livello locale e trovare una nuova classe dirigente. Insomma, bisogna far emergere tanti Sala, uno per città.

Il resto è aria fritta, dibattito politico consunto ancora prima di cominciare.