Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

Risparmiatori da tutelare

I titoli più rischiosi andrebbero venduti solo agli investitori istituzionali. 

di GIUSEPPE TURANI |

Vedo un dibattito piuttosto acceso sul fatto che la Consob non avrebbe obbligato le banche a spiegare in dettaglio perché i titoli emessi erano pericolosi.

E’ una polemica assurda: i risparmiatori non sanno resistere alla sirena dei tassi alti, e questo vale dai tempi del banchiere Giuffré, inizio anni ‘50. Da allora, e sono passati più di sessant’anni, c’è sempre stata una quota di risparmiatori italiani rimasta impigliata in qualche truffa, purché si presentasse con interessi elevati. E penso che ancora oggi uno che si presentasse promettendo tassi molto alti troverebbe un pubblico pronto a sottoscrivere.

Il rimedio, si dice, sta nell’obbligare l’emittente (cioè chi mette in giro certi titoli) a spiegare esattamente quali rischi si corrono.

Altri, ancora più pratici, suggeriscono di stampare sulla prima pagina di tali prospetti dei bolli, tipo semaforo stradale: rosso, pericolo, giallo, attenti, verde, potete comprare. Con questo sistema, si dice, nessuna vecchietta si farà più fregare i risparmi.

Pura illusione. Se un funzionario di banca le sussurra all’orecchio: “Sa, ci obbligano a mettere questi ridicoli bolli, ma non c’è nessun pericolo e paghiamo molto bene. Si fidi di noi”, lei compra.

Ripeto, negli ultimi sessant’anni i risparmiatori sono caduti in qualsiasi trappola, per vistosa che fosse. Solo Aldo Ravelli, che io sappia, ha continuato per anni a vendere allo scoperto i titoli di Michele Sindona (“Valgono zero”, era solito dire). A tutti gli altri non pareva vero di comprare oggi a 800 quello che domani valeva certamente mille perché lo aveva garantito don Michele. Si sa come è finita. E pensare che all’epoca qualunque gazzetta diceva di non toccare nemmeno con una canna quella roba lì.

Ma il ceto medio, come il resto della società, ama il denaro e si infila in qualunque stramberia pur di vederlo rendere (come sembra che capiti al denaro dei ricchi).

Allora che cosa si può fare per non ritrovarsi con code infinite di risparmiatori che rivogliono (dallo Stato) i soldi persi in qualche speculazione sbagliata?

Una cosa semplicissima. Quando la Consob o la Banca d’Italia vedono titoli a rischio, devono semplicemente proibirne la vendita al pubblico. Quei titoli vanno riservati alle istituzioni finanziarie e ai Fondi, che hanno gli strumenti per valutare i rischi.

Già vedo il cretino di turno che grida: “Ai Fondi danno titoli che rendono il 5 per cento, ai poveri cristi solo titoli che rendono appena lo 0,5 per cento”. Che fare? Bollo rosso sulla fronte del cretino.

(Dal "Quotidiano Nazionale" del 15 giugno 2016)