Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

Banche centrali attendiste

L'evento chiave della settimana è la riunione della Fed. Ma a dieci giorni dal referendum sulla Brexit, è da escludere un rialzo dei tassi. 

di CASSA LOMBARDA |

Eurozona: “sussistono le incertezze” – Rispetto all’ultima stima, l’economia dell’UE nel primo trimestre è cresciuta più velocemente spinta dagli investimenti (anche se meno del 4° trimestre), ma soprattutto da un rialzo dei consumi. La Banca Centrale Europea ha però anticipato che, dopo questa crescita al ritmo più veloce da un anno, si aspetta che l’economia rallenti nel 2° trimestre, con tassi di inflazione che probabilmente rimarranno bassi o addirittura negativi. Tra i principali rischi al ribasso per le prospettive di crescita citati dal governatore della BCE Mario Draghi ci sono le prospettive deboli nei mercati emergenti, la lentezza dei progressi nelle riforme strutturali e il referendum del 23 giugno nel Regno Unito. I percorsi divergenti di crescita dei vari paesi all’interno del blocco costituiscono per la BCE una sfida che ha portato i tassi di interesse negativi e avviato acquisti di asset, ora anche societari, per alimentare l’inflazione e rilanciare l’economia. In settimana atteso un incremento della produzione industriale di aprile (martedì). L’inflazione finale per maggio probabilmente confermerà la lettura flash.

USA: “l’occupazione sembra tenere” – I sussidi di disoccupazione mostrano una tenuta del mercato del lavoro, dopo la temuta frenata vista nelle assunzioni di maggio. Anche la fiducia dei consumatori relativamente alta dovrebbe sostenere i consumi, la parte più importante dell’economia. Queste ultime indicazioni, opposte ai dati misti delle settimane precedenti che indicavano un possibile rallentamento, tengono aperto il dibattito nella Fed sull’opportunità di aumentare i tassi già in luglio mentre ormai giugno sembra escluso. Lo stato di forza dell’economia, infatti, non traspare ancora in maniera chiara e affinché la Fed si convinca di procedere nella normalizzazione dei tassi nei prossimi mesi dovrà affermarsi nei prossimi dati. I mercati hanno modificato negli ultimi giorni la probabilità implicita di una tale mossa per giugno allo 0 per cento mentre per luglio è ora al 18 per cento e quella per la fine dell’anno solo al 51 per cento. L’evento chiave della settimana è la riunione della FED (che si concluderà mercoledì) che, data la rinnovata incertezza, dovrebbe lasciare la porta aperta per un aumento a luglio o settembre. I dati di inflazione di maggio (giovedì), le vendite al dettaglio (martedì) e la produzione industriale (mercoledì) saranno esaminati per cogliere i segni di quanto il recente dato debole sulle assunzioni sia stato solo temporaneo oppure rappresenti l’inizio di una tendenza.

Cina: “meno rischio deflazione” – La minaccia deflazionistica è parzialmente diminuita grazie all'inversione del trend, seppure ancora negativo, dei prezzi alla produzione. La domanda interna in stabilizzazione non sembra sufficiente a generare pressione al rialzo dell’inflazione. Tutto ciò richiede una riduzione dell’eccesso di capacità produttiva che potrebbe fare ripartire i prezzi in un contesto di domanda modesta. Il tutto fa pensare che la Banca Centrale rimarrà moderatamente accomodante sebbene questo complichi il compito del governo, che tenta di limitare la leva finanziaria e stabilizzare la crescita (al +6,5%).

Brasile: “Tassi fermi” – Come atteso e in previsione dell’investitura del nuovo governatore, la Banca Centrale ha lasciato i tassi fermi e non ha annunciato nuove operazioni di currency swap. L’inflazione in decelerazione e il recupero delle materie prime sostengono la valuta.

India: “Tassi fermi” – La Banca Centrale ha mantenuto i tassi invariati, come previsto, al livello minimo da 5 anni del 6,5%, ma ha avvertito di monitorare attentamente l’aumento più rapido del previsto dell’inflazione a causa dei prezzi alimentari sui mercati interni e delle materie prime.

Giappone: “Cresce di più a sorpresa” – La seconda lettura del PIL del 1° trimestre ha mostrato che l’economia è cresciuta a un ritmo più veloce di quanto inizialmente stimato. Ciò potrebbe ridurre l’urgenza di ulteriori stimoli monetari e fiscali prima delle elezioni di luglio. Il consensus, dopo le ultime dichiarazioni della FED, si aspetta che la Bank of Japan aggiunga ulteriore stimolo a luglio. In tale contesto, il governo ha già deciso di ritardare fino al 2019 l’aumento previsto dall’8 al 10 per cento delle imposte sulle vendite, il che contribuirà a sostenere i consumi ma complica gli sforzi per la gestione dell’enorme debito pubblico. In settimana riunione della BoJ che non dovrebbe modificare la sua politica.

Svezia: “Consumi in salute” – In aprile, consumi delle famiglie in aumento, segnale incoraggiante per l’economia.

Norvegia: “segnali di tenuta” – la produzione industriale è in recupero e l’inflazione è in linea con le attese della Norges Bank.

UK: “le ombre della Brexit” – Avendo mostrato ad aprile il più forte guadagno mensile in quasi quattro anni, dopo due trimestri consecutivi di calo, la produzione industriale amplificherà le speranze per un recupero nel 2° trimestre. I dati reali contrastano con i recenti sondaggi che mostrano che è atteso un rallentamento a causa dalla crescita globale moderata e per l’incertezza causata dai sondaggi molto volatili sul voto del 23 giugno. Questo dovrebbe allungare i tempi di avvio della normalizzazione da parte della Banca d’Inghilterra (consensus stima tra fine anno/inizio 2017). I drivers della settimana saranno i sondaggi sul referendum UE e la Bank of England che rimarrà ferma (giovedì). L’inflazione di maggio (martedì) leggermente più alta ma da un livello basso, mentre sull’occupazione (mercoledì) dovrebbe mostrare una continua crescita modesta, probabilmente riflettendo l’incertezza Brexit.