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La Brexit spaventa le Borse

Giornata nera per i listini europei con Milano che perde oltre il 3 per cento. 

di Daniela Braidi |

Il giorno della verità si avvicina e gli investitori iniziano a farsi prendere dal panico. A dodici giorni dal referendum inglese del 23 giugno che dovrà decidere se la Gran Bretagna continuerà oppure no a fare parte dell’Unione Europea, sono le vendite a dominare i listini europei.

Se la maggioranza degli inglesi si dichiarasse favorevole alla Brexit, la Borsa di Londra potrebbe perdere un quarto del suo valore nel giro di due o tre mesi, trascinando con sé le Borse europee e Wall Street in un analogo tonfo del 25 per cento: una catastrofe per fondi d’investimento e fondi pensione che vedrebbero sfumare centinaia di miliardi. Queste allarmanti previsioni sono il frutto di uno stress test realizzato dalla società di consulenza Axioma e riportato dalla Cnn e dalla Bloomberg.

Si spiegano così i crolli odierni dei listini con Milano che è risultata la piazza peggiore in Europa lasciando sul terreno il 3,3 per cento, appesantita dai titoli bancari, molti dei quali sospesi al ribasso. In calo del 3 per cento anche Madrid, mentre Parigi e Francoforte hanno perso oltre il 2 per cento. La debolezza della sterlina ha invece aiutato la Borsa di Londra a contenere i danni con una flessione che si è fermata all'1,9 per cento. 

L’esito del referendum del 23 giugno resta incerto. Non è da escludere una vittoria di coloro che vogliono portare la Gran Bretagna fuori dall’Europa. Ad alimentare l’incertezza sono anche le riunioni della Fed e della Boj della prossima settimana, da cui però non dovrebbero arrivare grosse novità in attesa di capire cosa accadrà dalle parti di Londra, ma anche le parole del presidente della Bundesbank e membro del board della Bce, Jens Weidmann, secondo cui potrebbe aumentare la volatilità sui mercati se la Bce continuerà a tenere i tassi di interesse a livelli bassi.  

Di fronte a tanta incertezza, è continuata la corsa ai beni rifugio con il prezzo dell'oro aumentato per la terza settimana consecutiva e con il dollaro in ulteriore rafforzamento.