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Il costo del rinvio

Senza le riforme strutturali, l'Europa rischia di andare verso un periodo duraturo di bassa crescita. Draghi chiede ai governi di fare di più. 

di Daniela Braidi |

Avanti tutta con le riforme strutturali. Il costo di un rinvio è troppo alto perché vanifica gli effetti positivi della politica monetaria espansiva che la Bce sta sostenendo e soprattutto rischia di minare ulteriormente la crescita potenziale dell’economia. Intervenendo al dibattito del Brussels Economic Forum organizzato dalla Commissione Europea, Mario Draghi ha puntato il dito contro i governi chiedendo loro una maggiore determinazione nell’approntare le necessarie misure di modernizzazione.

Non ci sono alternative. La Bce ha ridotto i tassi di interesse al livello più basso mai visto prima e sta acquistando titoli sul mercato per assicurare liquidità e stabilità al sistema finanziario. Gli effetti sono stati evidenti e l’economia europea è uscita dalla recessione ma la ripresa, quella vera, non si vede ancora e prova ne è il tasso di disoccupazione che resta a livelli ancora troppo elevati.

Secondo Draghi, quindi, è importante allineare le politiche, quella monetaria e quelle che dovrebbero mettere in atto i singoli governi, perché questo è l’unico modo per ricondurre la crescita al suo potenziale e riportare l’inflazione verso il livello auspicato del 2 per cento. Ogni ritardo su questo fronte “può avere conseguenze durevoli perché potrebbe comportare un’erosione della crescita potenziale”, ha affermato il presidente della Bce.

Detto in parole più chiare, il pericolo concreto è di andare verso un periodo caratterizzato da un calo di produttività, reddito e occupazione in grado di compromettere nel medio-lungo periodo la crescita europea. Su cui in questo momento pesa anche il referendum inglese del 23 giugno sull’uscita della Gran Bretagna dell’Europa. Ma non solo. Ciò di cui ha bisogno l’Europa è anche una stabilità istituzionale che in questo momento manca e che è all’origine del rallentamento degli investimenti.  

Occorre anche affrontare il problema della produttività che finora l’Europa ha aggirato trovando più semplice riformare il mercato del lavoro piuttosto che mettere mano a interessi protetti. E questo, secondo Draghi, è il motivo per cui i tentativi di fare dell’Europa l’economia più dinamica e competitiva al mondo non hanno finora dato risultati significativi. Per aumentare la produttività, sostiene il numero della Bce, occorre puntare su innovazione e tecniche gestionali più efficaci riallocando le risorse sulla aziende più produttive. Perché ciò avvenga occorre rimuovere le barriere alla conoscenza, creare economie di scala adeguate con un sistema che consenta alle aziende sane di crescere e investire sulla formazione.