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Brexit/Un disastro per l'Italia

In caso di uscita della Gran Bretagna, prevedibili mesi di terremoto finanziario. Un guaio grosso
per noi.

di Giuseppe Turani |

Lo scenario della catastrofe perfetta è già stato disegnato da economisti e politologi fantasiosi. E è anche piuttosto semplice. Il 23 giugno la Gran Bretagna decide, con referendum, di uscire dall’Unione Europea, che a quel punto si sfascia e genera una tempesta politica e finanziaria mondiale. Nessuno riesce più a governare una simile catastrofe e quindi il mondo, dopo esserne appena uscito, ripiomba in una crisi pesantissima. Difficilmente, conclude lo scenario, le élite oggi al potere riescono a reggere l’urto delle popolazioni inferocite. E quindi c’è il caos.

Per fortuna si tratta di qualcosa che ha zero possibilità di avverarsi. Ma qualche problema c’è. Sondaggi recenti (forse di non grande attendibilità) dicono che potrebbero vincere i sostenitori della Brexit. Che cosa accade allora?

Sono da mettere  in conto molti giorni di terremoto sui mercati finanziari. Poi le acque dovrebbero calmarsi, ma forse dopo mesi.

L’uscita di qualunque paese dall’Unione europea è un fatto previsto e regolamentato. E per il quale sono richiesti almeno due anni. Molti esperti valutano però che nel caso della Gran Bretagna gli anni potrebbero diventare anche dieci: ci sono migliaia e migliaia di leggi che andrebbero riscritte e rivotate dal parlamento di Londra.

Ci sarebbe insomma tutto il tempo di ragionare e di ritrovare la calma, in prospettiva. Questo sul piano generale.

Per venire a noi, invece, sarebbero guai seri. E non è difficile capire perché. Un periodo di agitazione finanziaria sarebbe inevitabile (anche se non si sa quanto lungo, certamente mesi). Ma, soprattutto, i maggiori operatori del mercato diventerebbero molto più sensibili e molto più nervosi e attenti. Il che significa che prenderebbero a guardare con rinnovata diffidenza tutti i paesi dell’area sud dell’Europa, i più disordinati e i meno efficienti. In particolare, l’Italia, che ha un debito accumulato spaventoso, verrebbe messa nel mirino. Quindi tassi di interesse più alti (il famoso spread in salita libera a quel punto). La tempesta, insomma, finirebbe per colpire maggiormente i vascelli più deboli. E noi siamo appunto fra questi. La Brexit allora potrebbe bruciare, per anni, le nostre possibilità, e aspirazioni, di ripresa. Un disastro.

(Dal "Quotidiano Nazionale" del 2 giugno 2016)