Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

E' l'ora del minestrone

I capi del G7 insistono sulla ripresa, ma non sanno come farla.

di Giuseppe Turani |

Gli uomini più potenti del mondo, riuniti al G7 in Giappone, hanno ammesso che a questo punto la priorità deve andare alla crescita. L’economia balbetta da troppo tempo e serve una frustata di energia. Dopo di che, hanno raccolto i loro bagagli e sono tomati a casa. Senza dire come si potrebbe fare per avere questa crescita. Hanno solo ammesso che lo “strumento monetario” non basta.

Viene persino il sospetto che i capi del G7, in  realtà, non abbiano mai saputo come si fa la crescita.

Fono a ieri, infatti, si sono sempre affidati appunto al solo strumento monetario (cioè soldi). Strumento che peraltro non era, e non è, nemmeno nelle loro mani, ma in quelle dei banchieri centrali. In sostanza, quando l’economia rallentava, si facevano pressioni sui banchieri centrali perché mettessero in giro un po’ di soldi (stampati di fresco). Il nuovo carburante, di solito, serviva da propellente, le economie ripartivamo e tutti erano felici.

Con qualche piccolo guaio. Tutti i soldi freschi messi in giro alla fine provocavano qualche bolla (è accaduto con la new economy, con l’edilizia, ecc.): troppi soldi a fronte di nessuna attività reale, prezzi in salita verticale (case, start up, ecc.) fino a quando diventa evidente che si è fuori scala, e allora il tonfo. Tutti quelli che fino al giorno prima compravano, diventano venditori, ma mai abbastanza in fretta. E si bruciano i soldi, si crea sfiducia, si torna indietro.

Ma adesso i capi del G7 sembrano aver messo giudizio: lo strumento monetario non basta. E’ possibile che a spiegarglielo sia stato il capo del Giappone, di cui erano ospiti, il signor Shinzo Abe. Dello stampar soldi, lui aveva fatto una teoria (la famosa “abenomics”). Ha messo in giro delle quantità disumane di yen, spiegando che non esistevano limiti, pur di far ripartire l’economia. Peccato che non non sia mai  ripartita e che il Giappone sia ancora lì che aspetta la ripresa, dopo quasi due decenni.

Quindi un po’ di autocritica, finalmente. Ma allora questa benedetta ripresa come si fa? Un po’ con lo strumento monetario, certo, ma molto con le riforme e con anche un po’ di intervento pubblico. Fare ripresa, spiega l’economista Alessandra Nannei, è un po’ come fare il minestrone: bisogna usare tutto.

(Dal "Quotidiano Nazionale" del 1° giugno 2016)