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La scelta obbligata di Draghi

Tassi fermi nella riunione di giovedì, ma porte aperte a ulteriori allentamenti dopo quello di marzo. La crescita resta disomogenea. E insufficiente a riportare l'inflazione al 2 per cento.

di CASSA LOMBARDA |

Giovedì 2 giugno si terrà la prossima riunione della Bce. Sarà presentato anche il trimestrale aggiornamento delle proiezioni macroeconomiche triennali a opera dello Staff dell'Eurosistema, dopo che a marzo lo staff della Bce aveva indicato un’attesa di crescita di +1,4 per cento quest’anno, +1,7 per cento nel 2017 e +1,8 per cento nel 2018, con l’inflazione rispettivamente al + 0,1 per cento, +1,3 per cento e +1,6 per cento.

Data l’importanza del ruolo delle politiche monetarie nell’indirizzo dei mercati è possibile che ci possa essere volatilità in concomitanza della conferenza stampa di Draghi. Tuttavia nella sostanza siamo convinti che sarà un meeting ordinario, cioè senza mutamenti della politica monetaria in essere, dopo gli ultimi cambiamenti comunicati il 10 marzo che comprendevano nuovi prestiti, tagli dei tassi di interesse e un aumento del programma di acquisto di attività. Infatti, come già chiarito nel precedente meeting del 21 aprile, il Comitato dovrà vagliare l’impatto delle coraggiose e innovative decisioni già prese, prima di assumerne di nuove eventuali. Solo a giugno, infatti, inizieranno a essere operative alcune delle decisioni prese a marzo (acquisti di obbligazioni societarie e nuovi Tltro).

Ciononostante, il compito di Draghi non sarà banale. Da un lato dovrà sostenere la validità delle iniziative intraprese per tenere a bada gli scettici detrattori, evidenziandone l’efficacia come desumibile dai primi miglioramenti degli ultimi dati Eurostat su inflazione, occupazione ed erogazione del credito, nonché dai dati di fiducia economica all'interno dell'area. Dall’altro lato dovrà però anche riconoscere che il ritmo della crescita è insoddisfacente e insufficiente a determinare il raggiungimento dell'obiettivo di inflazione prossima al 2 per cento, confermandosi determinato a raggiungerla e quindi aperto a futuri possibili ulteriori allentamenti monetari per non generare un calo della predisposizione al rischio sui mercati finanziari. Il compito è ulteriormente aggravato dal fatto che i dati sono altresì disomogenei nei vari paesi all'interno dell’area comune.