Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

Poteri forti italiani

Maria Elena Boschi dice che li ha visti, ma forse era un film. Sono tutti estinti come i dinosauri. 

di Giuseppe Turani |

I poteri forti italiani sono come i dinosauri: sono esistiti, ma si sono estinti. Fare per intero la loro storia sarebbe lunghissimo e quindi bisogna accontentarsi di qualche cenno. Un potere non forte, ma fortissimo è stata certamente la Fiat di Vittorio Valletta. Grazie soprattutto proprio a lui. Tipo molto curioso, ci sono molti aneddoti che lo riguardano. I più interessanti sono questi. Subito dopo la liberazione, Valletta viene sequestrato dai suoi operai-partigiani a Mirafiori, in attesa di capire che cosa farne, magari fucilarlo, cosa che alla fine non si fa.

Ne nasce un processo che si celebra a Venezia: accusati i partigiani sequestratori. Valletta va in tribunale e con la sua aria del buon zio (falsa) dichiara: come sequestrato? Insieme ai miei fedeli operai stavo difendendo la fabbrica da eventuali violenze. Il che non gli impedirà, quando gli capiterà di avere commesse aeronautiche dagli Stati Uniti, di licenziare tutti gli operai di un reparto (900), meno uno.

Molti anni dopo Nino Rovelli si trova a passare dal ministero dell’industria sotto Natale e nota un signore piccolino con un gran cappottone che sta distribuendo pacchetti e strette di mano alle segretarie: era il professor Valletta, che stava curando personalmente i rapporti con il potere romano.

Ma Valletta non è famoso per queste storie. C’è ben altro. Subito dopo la guerra c’è una commissione parlamentare che interroga vari imprenditori per capire che cosa fare, come muoversi nella ricostruzione. L’aria che tira è quella di sostenere che l’Italia non è in condizioni (mancano mezzi e cultura) per fare grandi impianti. Meglio dedicarsi a strutture artigianali, più ridotte e più dentro la nostra tradizione.

Questa idea, fra l’altro, piace molto ai democristiani perché prefigura un’Italia come a loro piacerebbe: tante brave famiglie raccolte intorno al desco del capofamiglia, che aggiusta scarpe, fa pendole, sistema paralumi. Quindi niente complicate masse operaie, ma tante famigliole fedeli e ordinate, timorate di Dio.

Valletta ascolta tutto questo e, tornando a Torino, pensa che sono tutti matti. Arrivato in ufficio, chiama gli ingegneri, cerca i soldi, e poi comincia a costruire la grande Fiat, che passerà da 50 mila automobili all’anno a due milioni.

E così l’Italia si è trovata, senza averlo mai deciso, lanciata in un modello di sviluppo all’americana, tutto ruotante intorno all’automobile. La Fiat, poi, come tutti sanno è stata un potere forte per moltissimi anni. Se l’Italia oggi è così com’è, lo si deve anche a quel potere forte, che ritenne possibile fare una grande produzione di massa, quando tutti dicevano di no.

Qualche anno dopo c’è la manifestazione più evidente dei poteri forti: l’Autosole. Si riuniscono la Fiat, la Pirelli, l’Italcementi, l'Iri e decidono che è ora di dare all’Italia una grande autostrada. Costruirà l’Iri, che aveva l’esperienza. Si parte, a fianco c’è la Banca Nazionale del Lavoro: quando servono soldi, si telefona e arrivano. La Fiat ha le automobili da vendere, Pirelli i copertoni, Italcementi il cemento e il resto, l’Iri grandi lavori.

Insomma, se oggi abbiamo l’Autosole è perché i poteri forti hanno deciso che ci voleva, che era nel loro interesse, che era un bel business. E questo è un aspetto della storia italiana che di solito si trascura: c’è stata una stagione in cui i poteri forti esistevano e volevano delle cose (luce elettrica telefoni, strade, automobili, ecc). Di fatto hanno imposto alla società italiana un salto nel modello occidentale, nel quale viviamo ancora oggi.

Se però ci spostiamo ai giorni nostri, vediamo che i poteri forti  sono davvero estinti. O, comunque, non sono più interessati a quello che accade qui.

I nomi sono presto fatti. L’Italcementi, che per anni è stata una protagonista della scena finanziaria e industriale italiana, è stata venduta ai tedeschi, non c’è più. La Pirelli vende per il 90 per cento all’estero e sono già entrati i russi, e certamente non chiede nuove autostrade o chissà che: il suo destino è  altrove, fuori dall’Italia. Tutta la moda vive sui mercati stranieri e quindi è assai poco interessata a quello che accade qui.

L’industria pubblica, che in passato aveva fatto molte cose (venivano fin dalla Svezia per studiare l’Iri), è stata di fatto cancellata. Rimangono l’Eni, finché non l’abbattono, e l’Enel. Entrambe le strutture, comunque, si tengono molto lontane dalla politica e certo non pretendono di influenzarla.

La Fiat, il potere forte che di fatto ha disegnato l’Italia in cui viviamo, è assai poco interessata a quello che accade nel nostro paese e sta prendendo le distanze da tutto: il suo problema sono i mercati asiatici e americani, non le risse dentro il PD. Se poi Marchionne fa il tifo per Renzi, si tratta solo di una cosa generazionale e di stile (il boss della Fiat, ovviamente, ama molto i decisionisti e apprezza lo sforzo modernizzatore del premier). Non ho accennato ai banchieri, ma c’è una ragione: più che condizionare il resto del paese, stanno cercando di salvare se stessi. Influenza, zero.

Qualcuno potrà obiettare che i poteri forti esistono comunque, almeno due: mafia e chiesa. Ma non sono poteri forti. La Mafia è un’organizzazione imprenditoriale molto efficiente che si occupa del lato oscuro della nostra vita. Ma non ha un disegno, al massimo chiede di avere forze di repressione un po’ vaghe e distratte. La Chiesa ha tanti di quei problemi al suo interno che verso l’Italia ha quasi smesso di contare. Certo, si fa sentire sulle questioni etiche. Ma tanto è sempre stata battuta.

Il dramma, per concludere, è che qui non ci sono più poteri forti. Non abbiamo nemmeno più una compagnia telefonica (ormai passata ai francesi) in grado di fare il diavolo a quattro con il governo se non si fanno banda larga e informatizzazione del paese. Persino il sindacato, che in certi momenti è stato un potere molto forte, ormai vivacchia come un vecchio signore molto stanco.

Il panorama italiano è questo. Se c’erano poteri forti, sono tutti estinti.