Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

Le nuove sfide sindacali

La Confindustria ha un nuovo presidente, ma dal sindacato (e da Marchionne) arrivano novità importanti.

di Giuseppe Turani |

La Confindustria ha un nuovo presidente, Vincenzo Boccia. Poiché ha prevalso sull’altro concorrente per meno di una decina di voti, c’è già chi parla di spaccatura e di tensioni. Ma non è proprio così. La questione semmai è un’altra: gli industriali dell’organizzazione di viale dell’Astronomia hanno scelto di farsi rappresentare da un tipografo del sud piuttosto che da un industriale dell’Emilia, Alberto Vacchi, che manda avanti un’azienda leader mondiale e che è conosciuto ovunque.. Questo significa che in Confindustria sta cambiando qualcosa o si tratta semplicemente della normale confusione?

La risposta non si sa. Poiché il consiglio generale ha voluto ricordare con un grande applauso l’ex-presidente Vittorio Merloni, da tempo assente per motivi di salute, giova forse ricordare che quando fu nominato si disse che era stato scelto il più grande dei piccoli e il più piccolo dei grandi. C’era un senso. Questa volta non saprei dire: è veramente difficile capire quale criterio è stato seguito.

Ma forse questa è la cosa meno importante. La questione seria sta arrivando come un ciclone sulla testa della Confindustria. E a lanciarla sono due tipi di un certo spessore. Per ora sulla scena c’è quello  che probabilmente è il più intelligente sindacalista oggi sulla piazza, e cioè il Marco Bentivogli che guida i metalmeccanici della Cisl. Bentivogli sta facendo un’alleanza fra le tute blu e i colletti bianchi, fra operai e impiegati e tecnici. Gli obiettivi sono due: sanare vecchie divisioni e arrivare a avere un sindacato che rappresenta tutti i dipendenti di un’azienda. Il passo successivo è quello che andrà a sbattere sulla Confindustria: contratti aziendali invece di complicati (e ormai inutili) contratti nazionali.

Bentivogli e i suoi sono andati in America a studiare come funzionano questi sindacati e hanno fatto la loro scelta. Alle loro spalle si muove, con larghi  sorrisi di approvazione, quel Sergio Marchionne che dalla Confindustria è uscito anni fa proprio per farsi un “suo” contratto. La storia va in quella direzione.

Il nuovo presidente degli industriali rischia, cioè di trovarsi di fronte un panorama sindacale del tutto inedito, mai visto nella storia italiana, e nel quale non sarà semplice trovare una collocazione per la Confindustria.  E la Confindustria, ricordiamolo, è un corpo  lento, che reagisce male e tardi alle novità. Ma questa volta non ci sarà tanto tempo.

(Dal "Quotidiano Nazionale" del 1° aprile 2016)