Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

La fuga delle aziende

Abbiamo da sempre un capitalismo povero, senza soldi. E così gli altri ci portano via, una a una, tutte le aziende migliori.
(Nell'immagine: Vincent Bolloré)

di Giuseppe Turani per QN |

Dopo l’ingresso un po’ prepotente, da vero bretone, di Bolloré nella finanza e negli affari italiani, anche i più distratti si sono chiesti come mai gli altri vengono qui e si prendono quello che vogliono, mentre noi stiamo a guardare. La risposta è che siamo un capitalismo debole, forse addirittura un po’ straccione, cioè senza soldi nel salvadanaio.

Quando va bene, i nostri imprenditori riescono a fare il loro business (frigoriferi, mobili, vestiti, macchine utensili, cemento), ma non gli resta spazio per niente altro. Ho già raccontato altrove la storia della Ducati. Anni fa, quando poi è stata venduta al Pacific Texas Group, per rilevarla servivano mille miliardi (di lire). Più di un amico si è agitato perché una bandiera del made in Italy rischiava di andare all’estero (come poi è successo). E si lamentava: possibile che gli imprenditori italiani non riescano a tirare fuori mille miliardi per tenere “qui” la Ducati?

In effetti non hanno tirato fuori nemmeno mille lire. Ma non è finita. Negli anni successivi la Ducati è  passata di mano due o tre volte: sempre da straniero a straniero. Strano? No.

Gli imprenditori italiani hanno i soldi “quanto basta” per il proprio business e basta.

In Francia, ad esempio, nel settore moda e lusso i francesi hanno almeno tre operatori globali, che da anni fanno incetta di marchi: Vuitton, Kering e Hermes. Noi non abbiamo niente. Anni fa il meglio dell’imprenditoria italiana ci provò a fare una cosa analoga con la Gemina: ma a momenti finiscono tutti in galera. Hanno chiuso e sono spariti.

E così noi, che di fatto abbiamo reinventato la moda, poco a poco cediamo tutto a qualcun altro. Per carità, siamo in un mondo globale e quindi non è elegante fare quelli avvolti nel tricolore. Ma non è proprio un successo vedere le nostre migliori aziende finire con i centri decisionali all’estero.

Si può fare qualcosa per fermare questa deriva? Non credo. Bisognerebbe avere un capitalismo forte, che fa forti profitti, e che è sempre in cerca di nuovi affari, di nuove occasioni.

Il nostro, invece, è un sistema in cui non si cercano nuovi affari, ma al massimo nuovi soci, possibilmente dotati di capitali freschi da investire in aziende esauste e in genere poco profittevoli.

(Dal "Quotidiano Nazionale" del 30 marzo 2016)