Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

Come si crea lavoro

Per avere posti di lavoro in più, serve un paese che aumenta il Pil. Ma le prospettive italiane non sono entusiasmanti.

di Giuseppe Turani per QN |

Confesso che tutte le discussioni sui nuovi occupati che sarebbero stati creati, e di chi sia il merito (Renzi con il Job Acts?) non mi intrigano tanto. E spiego anche perché. Non ho mai pensato che nuovi posti di lavoro si potessero creare per legge, se non nell’apparato pubblico, cioè con lo Stato che assume direttamente della gente a stipendio.

Per il resto, il lavoro viene creato dalle imprese dentro uno scenario di crescita. Se non c’è crescita non c’è nuova occupazione. Perché mai le imprese dovrebbero assumere nuova gente per fare esattamente quello che facevano l’anno prima? Anzi, anche con la crescita l’occupazione di solito aumenta un po’ dopo per via di ritardi insiti nel sistema economico. Nelle presenti condizioni italiane, di crescita molto bassa, quasi inesistente, non dovremmo avere nemmeno un solo occupato in più.

Se invece ce ne sono stati molti (quasi 200 mila in più e altrettanti disoccupati  in meno, grosso modo) il merito per lo straordinario evento va attribuito al cielo o a qualche disposizione di legge che rendendo molto interessante (costi più bassi) assumere nuovo personale ha consentito il miracolo. Il Job Acts quindi non è stato affatto inutile. E’ talmente bizzarro che va contro la fisica: le imprese assumono anche quando non dovrebbero. Evviva.

Ma, polemiche a parte, rimangono due problemi (collegati fra di loro peraltro). Il primo consiste nel fatto che in Italia non ci sono grandi prospettive di crescita: per i prossimi dieci anni almeno si crescerà intorno all’1 per cento. Troppo poco. Le statistiche, forse, continueranno a registrare piccoli miglioramenti nell’occupazione, ma anche fra dieci anni i senza lavoro saranno 9 su 100. Di questo passo a una disoccupazione del 5-6 per cento si arriverà forse nel 2040. Quindi regola elementare numero uno: se vuoi posti di lavoro, fai crescita. Altrimenti pesti solo acqua nel mortaio.

Seconda questione: perché il Ministero dell’economia (o qualche ente titolato) non fa un bel libro bianco sulle condizioni (terribili) in cui le nostre aziende sono costrette a lavorare (fisco, energia, regolamenti) rispetto alla concorrenza? Sarebbe subito evidente che, se a uno gli leghi le gambe, poi non puoi pretendere che vinca la corsa dei cento metri. E quindi: se vuoi crescita, disbosca i regolamenti e abbassa il fisco. Altrimenti di nuovo, pesti acqua nel mortaio.

(Dal "Quotidiano Nazionale" del 23 marzo 2016)