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Brexit, sterlina a picco

di Daniela Braidi |

Nella foto: il premier britannico David Cameron e il sindaco di Londra Boris Johnson

  
L’unica certezza sulle tante incognite che riguardano la possibile uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea è il tonfo della sterlina. Dopo le parole del sindaco di Londra, Boris Johnson, che si è schierato a favore della Brexit al prossimo referendum del 23 giugno, la valuta di sua maestà è crollata sui mercati finanziari toccando il valore più basso degli ultimi sette anni contro il dollaro. Nella sola giornata odierna ha perso oltre il 2 per cento scendendo a quota 1,4058 dollari: il livello più basso dal 18 marzo 2009, quando imperversava la crisi bancaria e il paese era alle prese con oltre due milioni di disoccupati.

Johnson d’altronde è un politico in ascesa e molto popolare, probabile successore di David Cameron alla guida del paese nel 2019, se quest’ultimo dovesse confermare il suo ritiro. Per questo motivo l’endorsement di Johnson non poteva passare inosservato e va ad allungare la lista degli euroscettici all’interno dello stesso partito di Cameron. Il premier si è infatti schierato contro la Brexit ma intanto sei ministri del suo governo stanno facendo campagna in favore dell’uscita del paese dalla Ue.

Sale quindi l’incertezza e aumentano le probabilità che la Gran Bretagna possa abbandonare il più grande mercato unico del mondo: una situazione che secondo gli analisti porterà ad un aumento della volatilità sui mercati valutari nei prossimi mesi e ad ulteriori cedimenti della sterlina. Per gli esperti di Goldman Sachs, l’uscita dall’Unione europea potrebbe far precipitare la sterlina a quota 1,15-1,20 contro il dollaro, mentre per gli esperti di Hsbc la permanenza nell’Unione europea potrebbe comportare un rafforzamento ulteriore fino anche a 1,60 contro il dollaro.

Intanto gli analisti di Moody’s avvisano; “i costi economici dell’uscita della Gran Bretagna dall’Ue potrebbero superare i benefici” e indicano nella Brexit un evento negativo che dovrebbe comportare un abbassamento del rating sul debito del paese. E un sondaggio diffuso dal Mail on Sunday indica che il 48 per cento dei 1.004 intervistati al telefono pensa che Londra debba restare nell’Ue, il 33 per cento ritiene che debba andarsene e il 19 per cento è indeciso.