Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

35 miliardi per la crescita

Varata la manovra espansiva. I soldi non ci sono, si fa a debito. Si spera in una buona ripresa nel 2016.

di Giuseppe Turani |

di Giuseppe Turani

Renzi aveva promesso una manovra espansiva e così è stato. Nella legge di stabilità appena approvata c’è l’abolizione di  parte delle tasse sulla casa (e questo dovrebbe rilanciare l’edilizia) e molte altre cose a favore dei cittadini: “tanti piccoli lingottini”, li ha definiti il presidente del consiglio. Tutto questo ha uno scopo preciso: dare una scossa all’economia e quindi all’occupazione. In pratica sono circa 35 miliardi che si rovesciano sul paese: dovrebbero essere sufficienti per smuovere qualcosa. Lo saranno?

Prima di rispondere va fatta una precisazione. Poiché non si chiedono altri soldi ai cittadini, da dove arrivano questi miliardi che saranno così generosamente distribuiti? Semplice: da nuovi debiti. La partita dei debiti è quella per ora più chiara: da un deficit dell’1,4 per cento, previsto mesi fa, si passa a un deficit del 2,4 per cento. I 35 miliardi vengono tutti da qui.

L’Europa non ha ancora approvato questa decisione, la legge di stabilità italiana verrà discussa solo a marzo.

Nell’attesa si può ragionare. Renzi voleva fare una manovra espansiva, indispensabile secondo il governo per rilanciare l’economia,  non avendo soldi, proverà a fare l’espansione con nuovi debiti.

E su questo si sono già scatenate le opposizioni: si fanno altri debiti, vergogna. Come se non ne avessimo già abbastanza (più di due mila e duecento miliardi).

Sono giuste queste critiche? In apparenza sì. Di debiti ne abbiamo già una montagna. E l’impegno, dal governo Monti in avanti, era semmai quello di diminuirli.

E allora Renzi sta facendo una scemenza? Ci sta portando più vicini al burrone?

No. Sta solo giocando una partita rischiosa, ma inevitabile. L’alternativa era quella di non fare la manovra espansiva, e quindi di non fare altri debiti, lasciando le cose come sono. Il che avrebbe voluto dire almeno un altro anno di semi-stagnazione.

Non volendo accettare questa prospettiva, Renzi e Padoan hanno giocato la loro scommessa: ci si indebita per dare una scossa all’economia. Se questa si smuove, a partire dall’anno prossimo si torna a fare i bravi ragazzi e si recupera. Un  po’ come chi fa dei debiti per aprire un negozio, sperando che gli affari vadano così bene da consentirgli di ripagare il debito.

E infatti, contestualmente, Renzi ha previsto  una crescita dell’1,5 per cento l’anno prossimo. In pratica un raddoppio rispetto alla  crescita attuale.

Ma sono tempi incerti, l’orizzonte internazionale è tormentato e una crescita dell’1,5 per cento appare comunque un po’ difficile da raggiungere. Si vedrà. Ormai la scommessa è partita e ci coinvolge tutti.

(Da "Tiscali notizie" del 23 dicembre 2015)