Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

Daesh/Solo sassi e medioevo

Qualcuno parla di tramonto dell'Occidente. Ma è una sciocchezza. La civiltà e il futuro sono qui. Non nei deserti siriani e irakeni.

di Giuseppe Turani |

di  Giuseppe Turani

Siamo dunque al tramonto dell’Occidente per mano dell’Isis e dell’islamismo in generale? E’ una tesi che corre, qui e là, anche presso analisti di un certo peso. La mia opinione è che si tratti di una scemenza, e per varie ragioni. Fra l’altro è anche una scemenza ricorrente. Tutti ricordiamo i tremendi pronostici fatti (anche da gente di solito competente) dopo il crollo delle Twin Towers: l’America è finita, capitolo chiuso, chissà  chi comanderà adesso nel mondo. I più cinici si erano anche messi a vendere in borsa dollari e qualunque altra cosa americana. Fa persino piacere sapere che hanno perso un sacco di soldi.

Sappiamo come è finita. Sia pure con qualche guaio, come tutti, gli Stati Uniti sono ancora al loro posto e sono ancora l’economia (e il sistema politico) di riferimento per il mondo intero. E non poteva che finire così: gli assalitori, in quel caso, erano una semplice banda di terroristi, per quanto abili, intelligenti e dotati di risorse. Se fossero stati ancora più abili, avrebbero potuto  costringere l’America a blindarsi ulteriormente e a comprimere ancora di più le garanzie costituzionali per i suoi cittadini. Ma non potevano fare più di questo.

Adesso la storia si ripete. E gli assalitori sembrano più organizzati. Non sono semplici terroristi: hanno messo insieme anche uno Stato con un territorio grande come l’Italia. Gestiscono scuole, pagano pensioni, riscuotono tasse, hanno un esercito. Avranno più fortuna?

Non credo. Dal punto di vista miliare e organizzativo il Daesh è davvero una tigre di carta. Basterà ricordare che il suo esercito è fatto di povera gente che è stata convinta a arruolarsi in cambio di un misero stipendio mensile: nei deserti siriani e irakeni è l’unico lavoro esistente. E infatti gli esperti militari (Luttwak, ad esempio) sostengono che basterebbe un esercito di venti mila uomini per spazzarli via nel giro di pochi giorni. E quindi per far crollare tutta la costruzione del Daesh.

Nessuno sa se vedremo mai questi venti mila uomini, ma il punto non è nemmeno questo. Il Daesh potrebbe anche essere lasciato vivere indisturbato nella sua follia medioevale. Potrebbe anche diventare molto più forte di quello che è oggi. Ma la sua unica arma contro l’Occidente continuerebbe a essere sempre e solo il terrorismo: altro non può fare. Non può certo invadere l’Europa con le navi (che non ha) o con gli aerei (che non ha).

E l’Occidente ha imparato come ci si difende dal terrorismo: ci si blinda, si rende la vita più scomoda per tutti, ma si sta al sicuro.

Dopo di che va detto che l’Islam non è un’alternativa all’Occidente. Non è niente. E proprio per ragioni culturali interne alla sua storia e al suo modo di essere. E’ un tentativo, come quello in corso in Arabia saudita, di far vivere la gente magari con il Suv davanti a casa, ma con le mogli che non possono uscire e con gli “altri” che vanno sgozzati appena capita.

L’Occidente è quello che è perché da tempo ha superato questo stadio primitivo dell’esistenza. Inoltre, va detto e ripetuto, che tutto quello che serve per una vita decente (dai trasporti alla medicina) sta in Occidente. Lo stesso futuro sta in Occidente, fra Israele, Europa, Cina, India e Silicon Valley. Non certo nei deserti controllati dal Daesh. Là c’è solo un po’  di petrolio e molti sassi.

Certo, l’Occidente non è più quello di una volta e produce meno benessere di un tempo. Forse la stagione d’oro è davvero alle nostre spalle. Ma è ancora qui che dimorano la civiltà e il rispetto degli altri.

L’idea che tutto ciò possa essere spazzato via dai signori del deserto vestiti  di nero, è pura follia.