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Personaggi/Françoise Gilot

Lei ha 21 anni, lui 61. Grande amore, due figli. Dieci anni dopo lei fugge e dice: "Sono l'unica che si è salvata"

di Giuseppe Turani |


Hanno vissuto l’amore più distorto e più bizzarro che si possa immaginare. Lui era uno dei più grandi artisti del secolo scorso, Pablo Picasso, capace di dipingere opere come Les Damoiselle d’Avignon o Guernica. Lei era Françoise Gilot. La storia di questa coppia dimostra che le strade dell’amore sono davvero tante e che nulla segue una linea retta.



(Varie fotografie di Picasso con Françoise, quella sulla spiaggia con Picasso che regge l'ombrellone è una famosa fotografia di Robert Capa)

di Giuseppe Turani

Si racconta che quando lui l’ha conosciuta per la prima volta, l’ha fatta girare di spalle e, da dietro, le ha palpato i seni, come per accertarsi che fossero della consistenza e della dimensione da lui desiderata. Naturalmente è stato subito spedito a quel paese con male parole. Ma lui ormai aveva perso la testa e cominciò il corteggiamento, che lei accettò. Lei aveva 21 anni e era bellissima, indipendente, colta. Lui 61. Sono rimasti insieme dieci anni e lei gli ha dato due figli.

Hanno vissuto l’amore più distorto e più bizzarro che si possa immaginare. Lui era uno dei più grandi artisti del secolo scorso, Pablo Picasso, capace di dipingere opere come Les Damoiselle d’Avignon o Guernica. Lei era Françoise Gilot. La storia di questa coppia dimostra che le strade dell’amore sono davvero tante e che nulla segue una linea retta. Quando si tratta di sentimenti spesso le cose sono intricate, tortuose, quasi impossibili. Questo amore non avrebbe dovuto nemmeno esserci. Picasso all’epoca aveva 40 anni più della sua amata, una moglie nevrotica che lo perseguitava e due amanti abbastanza esigenti.

Françoise era una ragazza molto sveglia nata a Neuilly-sur-Seine, nel 1921, da un padre agronomo (molto severo) e da una madre pittrice. Già a cinque anni si capisce che ha la vocazione della pittura e fa subito dei corsi per imparare il mestiere.

Ma la sua è una famiglia della buona borghesia francese e quindi va bene l’arte, ma bisogna essere seri. La ragazza si prende quindi due lauree, una alla Sorbona in filosofia e una a Cambridge in inglese.

Françoise, quando incontra Picasso e accetta la sua corte, diventando poi la sua amante, sa di infilarsi in una storia dove non ci sarà niente di semplice. Più tardi sarà lei stessa a ricordare che tutte le amanti precedenti del grande pittore hanno fatto una fine orrenda: Marie Thérèse Walter si è impiccata, Jacqueline Roque si è sparata, Olga Chochlova e Dora Maar hanno perso la ragione.

Picasso non è un maschilista ma la caricatura di un maschilista. Quando una donna gli piace, vuole portarsela a casa, come fa un contadino con una capra comprata al mercato, e ne fa l’uso che più gli garba.

Françoise sa tutto questo, è molto più intelligente dello stesso Picasso. E quindi per tre anni, pur essendo la sua amante, musa e anche un po’ madre, rifiuta di convivere, mantiene le distanze. Alla fine cede. Va a abitare con lui e nascono Paloma e Claude. Quando vanno a abitare insieme, Picasso dà subito il meglio di sé: pretende, per dirne una, che giri per casa sempre e solo vestita di nero. Lei non ha avuto difficoltà a dire che il grande pittore, in casa, era una specie di talebano, dogmatico, prepotente, sadico. Praticamente, le ha impedito di dipingere, poteva solo fare piccoli disegni, quasi di nascosto.

Una volta vanno a trovare Matisse e Françoise si veste di lilla e di verde perché sapeva che erano i colori preferiti dal pittore. Picasso non nasconde la sua irritazione. Quando poi Matisse dice che vuole farle un ritratto, si irrita e dice che glielo farà lui. Lei annota, pacifica, che in tre anni non le aveva mai fatto alcun ritratto. Ma, pur di non far farlo fare a Matisse lo avrebbe fatto lui.

Picasso non era solo un genio che non ammetteva che altri lo fossero: in realtà si considerava un Dio. Françoise ha raccontato di avergli detto una volta che era il diavolo. E lui di rimando: e tu sei un angelo uscito dalla brace, adesso ti brucio. E avanza verso il viso di lei con una sigaretta accesa, lei non si sposta, lui si ferma e sbotta: lo farò un’altra volta, potrei avere ancora voglia di guardarti.

La stranezza di questo amore stupisce ogni volta che lo si racconta o che se ne legge. Picasso era un sadico seriale, convinto che tutto gli fosse dovuto. Ma lei? Una vittima predestinata? Una masochista? Nemmeno per idea. Ha sempre saputo esattamente come stavano le cose, e non aveva alcuna pulsione masochista.

Anni dopo, quando ormai tutto era finito, Françoise ha sempre detto di non aver mai amato nessuno così intensamente e di non rimpiangere nulla dei dieci anni passati con Picasso, nonostante le sue prepotenze. L’eccitazione di amare il diavolo? Il genio? Probabilmente.

Lei sostiene che a un certo punto il sadismo mentale di Picasso era diventato peggio di quello fisico. E quindi decide che è ora di porre fine a quella storia. Quando gli dice che se ne vuole andare, la risposta di Picasso è in linea con il suo essere uno spagnolo pieno di orgoglio: nessuno lascia un uomo come me e la sfida a farlo. Ma lei lo lascia sul serio e non tornerà mai più da lui. E’ la prima donna che lo abbandona. E si porta via anche i due figli. La vendetta di Picasso è furibonda, totale, in stile con il suo personaggio: non vorrà mai più rivedere Françoise e nemmeno Paloma e Claude. Tutti cancellati, mai esistiti.

Ma non basta. Lei ha ripreso a dipingere e cerca di riannodare i fili di una vita normale. Lui la perseguita e fa sì che le gallerie parigine non accettino sue opere. Tutti i suoi amici fanno terra bruciata intorno a Françoise. Lei dice che solo lo scultore Aberto Giacometti le resta amico.

Visto che l’ambiente a Parigi è diventato irrespirabile, Françoise fa l’unica cosa giusta: saluta tutti e se ne va in America, dove poi sposerà lo scienziato Jonas Salk, quello del vaccino antipolio. E ricomincia a esporre con un certo successo. In più si occupa del Salk Institute, oggi vive fra New York, Parigi e La Jolla in California. Ormai è una signora di oltre novant’anni.

Mai più avuti contatti con il padre dei suoi figli, con un’eccezione. A un certo punto scrive un libro di memorie (“Vita con Picasso”), insieme a un giornalista. Il pittore fa qualsiasi cosa per impedire la diffusione del volume. Cita in tribunale la casa editrice e Françoise. Non vuole assolutamente che quel libro esca. Alla fine perde la causa. Allora alza il telefono e la chiama, dopo due anni di silenzio. E in perfetto stile hidalgo le dice: “Congratulazioni, hai vinto e sai che mi piacciono i vincitori”. Poi, basta, più niente per tutta la vita.

Ma Françoise, almeno, si è salvata.

(Dal "Quotidiano Nazionale" del 1° novembre 2015)